Coinvolti in un sinistro stradale? Ecco cosa fare

Uno dei pericoli a cui sono esposti tutti gli automobilisti è quello di essere coinvolti in un incidente stradale. L’evento non è poi così inusuale, visto che nel 2017 si sono verificati circa 72 mila sinistri, ma la notizia incoraggiante è che negli ultimi anni la tecnologia automobilistica ha dotato le vetture di livelli molto più alti di protezione nei confronti dei passeggeri.800x533_depositphotos_36839463_original

Come comportarsi dopo l’incidente?
Un consiglio utile da seguire, qualora si dovesse essere vittime di un incidente, è in prima battuta di mantenere la calma e accertarsi che tutti gli occupanti dei veicoli non abbiano subito danni fisici. In queste situazioni inoltre è sempre bene evitare discussioni molto accese o litigi e spiegare con calma le proprie ragioni.

In un incidente con gravi danni alle cose o alle persone, i veicoli non devono essere spostati. È importante chiamare subito le Forze dell’Ordine e cercare di mettere in sicurezza il luogo della collisione in modo da segnalare il pericolo agli altri automobilisti. Per sinistri più lievi è invece vietato ostruire il flusso del traffico, in quanto eventuali intralci alla circolazione potranno essere puniti con una multa fino a 155 euro.

Importante compilare il CAI
Dopo un incidente si deve sempre redigere il modulo blu di constatazione amichevole (CAI). Le informazioni da riportare riguardano le generalità degli automobilisti, i dati sul veicolo e i riferimenti della polizza assicurativa, oltre a un semplice schizzo della dinamica del sinistro indicando i punti della collisione. La procedura va seguita non tanto per stabilire la colpa del sinistro, ma per spiegare e mettere per iscritto quanto accaduto. È consigliabile non firmare il modulo se non si è d’accordo sulla versione dei fatti con l’altro guidatore, magari compilando anche due constatazioni separate.

Importante è anche individuare possibili testimoni, visto che in un’eventuale processo possono risultare decisivi. Con l’approvazione del Ddl concorrenza c’è l’obbligo di indicarli sin dalla denuncia di sinistro o dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa. In più, se la persona ha testimoniato in almeno tre cause per incidenti stradali, il giudice trasmetterà il suo nominativo alla Procura della Repubblica per accertamenti relativi al reato di falsa testimonianza.

Ricordiamo che per l’indennizzo il danneggiato può usufruire della procedura di risarcimento diretto, che permette di rivolgersi direttamente alla propria compagnia al fine di snellire e velocizzare il procedimento. L’iter potrà essere seguito se i veicoli coinvolti sono stati identificati (nonché immatricolati in Italia e con una polizza assicurativa in essere) e se le eventuali lesioni riportate sono considerate lievi (non devono superare la soglia del 9% di permanente invalidità).

Qualora l’incidente sia provocato da un veicolo con targa estera, la competenza del sinistro spetta all’Ufficio Centrale Italiano (UCI), al quale l’altro automobilista dovrà presentare la propria richiesta di risarcimento. Sarà compito dell’UCI contattare la compagnia estera, che a sua volta si avvarrà di una società assicuratrice italiana a cui affidare l’analisi del sinistro.

E se l’auto è senza assicurazione?
Nel caso in cui l’altro mezzo sia sprovvisto di una regolare copertura assicurativa, sarà necessario far intervenire le Forze dell’Ordine: il verbale redatto sarà infatti fondamentale per l’eventuale richiesta del danneggiato al Fondo Vittime della Strada.  Le vetture senza assicurazione sono un fenomeno molto diffuso in Italia, visto che interessa circa 5 milioni di veicoli. Il problema è spesso da attribuire a circostanze di natura economica: sono tanti i proprietari di auto che fanno fatica a mettersi in regola, soprattutto chi è in possesso di un mezzo datato e di grossa cilindrata.

Tratto da segugio.it

Annunci

Incidente all’estero: come farsi risarcire?

Chi trascorre le vacanze fuori dai confini nazionali viaggiando con la propria auto deve mettere in conto eventuali inconvenienti che possono derivare da un incidente stradale.

Come comportarsi in questo caso? Secondo la direttiva 2009/103/CE e il Codice delle Assicurazioni Private, il sinistro avvenuto in uno dei Paesi che fanno parte del Sistema Economico Europeo (SEE, che comprende i 28 Stati membri dell’UE, più il Liechtenstein, l’Islanda e la Norvegia), in Svizzera o in uno Stato che accetta la Carta verde, potrà essere gestito dall’assicurato una volta tornato in Italia.63387-ct480x3201

La procedura di risarcimento in uno Stato appartenente al SEE

La prima cosa da fare dopo l’incidente è annotare i dati identificativi del mezzo che ha causato il sinistro (soprattutto il numero di targa) e possibilmente scattare una foto che attesti il danno subito. Inoltre, sarà fondamentale procedere con la compilazione del modulo blu di constatazione amichevole (CID), controllando la corrispondenza tra i campi del nostro modulo e quello del guidatore straniero.

Una volta rientrato in Italia, l’assicurato dovrà rivolgersi al Centro d’informazione italiano della CONSAP (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) per conoscere il nome dell’impresa assicuratrice estera e del mandatario con cui prendere contatti ai fini della gestione e liquidazione del sinistro. Il referente estero, una volta ricevuta la richiesta di risarcimento, avrà un periodo massimo di tre mesi per comunicare all’assicurato italiano l’offerta di idennizzo o i motivi per i quali ritiene di non dover risarcire.

Il danneggiato che non riceve una risposta motivata entro i 90 giorni, può presentare domanda di risarcimento all’Organismo di indennizzo italiano della CONSAP. Nell’istanza devono essere indicate la data, l’ora e il Paese in cui si è verificato l’incidente, la targa del veicolo responsabile, lo Stato in cui quest’ultimo è stato immatricolato e la copia del documento d’identità del danneggiato italiano.

Il caso della Svizzera

La situazione è in parte diversa se l’incidente avviene in questo Paese o se la colpa è di un veicolo immatricolato e assicurato nella Confederazione svizzera. L’iter prevede che sia comunque possibile rivolgersi al Centro di informazione per conoscere il nominativo del mandatario in Italia per l’impresa di assicurazione che opera in Svizzera. Tuttavia la nomina del mandatario da parte di quest’ultima non è obbligatoria, dunque l’assicurato italiano potrebbe essere costretto a dover contattare da solo la compagnia elvetica.

E se l’incidente si verifica in un Paese extra SEE?

Per i danni causati da un veicolo non immatricolato in un paese dello Spazio Economico Europeo, si dovrà inviare la richiesta di risarcimento all’assicurazione del mezzo estero responsabile o al Bureau del Paese in cui si è verificato l’incidente (come indicato dalla Carta verde), se l’auto è stata immatricolata in uno Stato diverso rispetto alla nazione dove è accaduto il sinistro. Ricordiamo che la Carta verde è il certificato internazionale di assicurazione che attesta la validità della propria RC Auto italiana in un Paese non rientrante nell’area SEE (come ad esempio Marocco e Turchia).

In Italia basta applicare il risarcimento diretto

Per risarcimento diretto si intende la procedura di rimborso del sinistro in vigore dal 1° febbraio 2007, che permette all’assicurato di rivolgersi direttamente alla propria compagnia assicurativa.

Questo tipo di indennizzo, di cui parliamo diffusamente nell’articolo “RC Auto, cosa succede in caso di incidente?”, può essere applicato in presenza dei seguenti requisiti:

– il sinistro si è verificato soltanto tra due veicoli;

– entrambi i veicoli coinvolti devono essere identificati, devono essere stati immatricolati in Italia e con una polizza assicurativa in essere;

– in caso di feriti, le lesioni riportate devono essere considerate lievi, ovvero non devono superare la soglia del 9% di permanente invalidità;

– in caso di sinistro con un ciclomotore è possibile applicare il risarcimento diretto soltanto se questo sia stato immatricolato dopo il 14/06/2006.

In tutti gli altri casi sarà necessario seguire la procedura tradizionale, richiedendo il risarcimento dei danni alla compagnia assicurativa della controparte.

tratto da segugio.it

Il valore probatorio del modulo C.A.I nei sinistri Rc auto

Le dichiarazioni contenute e sottoscritte nel modulo C.A.I. non hanno valore probatorio nei sinistri Rc auto, ma sono soggette a libera valutazione del giudice

63387-ct480x3201

Una delle questioni più dibattute relative ai sinistri Rc auto, è il valore probatorio da attribuire al modulo C.A.I (o C.I.D) recante la sottoscrizione dei conducenti coinvolti nell’incidente. La legge disciplina il caso ponendo una presunzione semplice di colpa a carico di chi ammette la propria responsabilità nel sinistro, sottoscrivendo una dichiarazione (o meglio, una confessione).

Una norma contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private stabilisce che “Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

Le dichiarazioni rese e sottoscritte nel documento rappresentano una confessione stragiudiziale resa dal conducente responsabile (o dai conducenti responsabili, nel caso di sinistri Rc auto che coinvolgano più veicoli o nel caso di corresponsabilità negli incidenti fra due veicoli) che tuttavia, come la stessa legge ammette, possono essere messe in discussione qualora emergano elementi di contrasto. La norma che stabilisce il valore probatorio del modulo C.A.I introduce una presunzione semplice di colpa a carico del soggetto sottoscrivente, ma considerando che tale soggetto è diverso dall’assicuratore, nel tempo si sono susseguite diverse pronunce volte a stabilire l’effettivo ambito di operatività della disposizione.

Inizialmente la giurisprudenza ha affermato che la presunzione di responsabilità opera solo quando il modulo C.A.I. venga utilizzato dal danneggiato prima dell’instaurazione del giudizio. Nel caso opposto, ossia quando il C.A.I viene utilizzato nel corso del giudizio, “trattandosi di dichiarazioni rese da un soggetto diverso dall’assicuratore, sono liberamente apprezzabili dal giudice allo stesso modo delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo”.

La pronuncia più interessante e recente sul tema, è contenuta però in un’ordinanza della Corte di Cassazione Civile, nella quale i giudici hanno espresso un principio di diritto sul valore probatorio del modulo C.A.I. nei sinistri Rc auto.

I giudici dalla Cassazione hanno in qualche modo svuotato di significato la presunzione semplice che stabilisce la responsabilità del sottoscrivente fino a prova contraria, affermando che la confessione resa nel C.I.D. dal responsabile del sinistro e proprietario del veicolo non ha valore di piena prova nemmeno nei suoi confronti ma è soggetta in ogni caso alla libera valutazione del giudice [3], trovando applicazione in questi casi quanto disposto per la confessione nel litisconsorzio necessario [4]. In sintesi, il giudice di merito può liberamente valutare il valore probatorio da attribuire alla dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I, in particolare confrontando la confessione stragiudiziale con altri elementi probatori, quali le testimonianze, il verbale eventualmente redatto dalle Autorità, le registrazioni della scatola nera, le valutazioni tecniche formulate dai periti d’ufficio e di parte e il materiale audio-video a disposizione.

Tratto da: www.laleggepertutti.it

 

Incidenti: se la riparazione dell’auto è antieconomica, il risarcimento è ridotto

Se la riparazione dell’auto che ha subito un sinistro costa più del suo valore, il giudice riconoscerà al danneggiato un risarcimento pari al valore residuo del veicolo, ma non al costo delle riparazioni.   

 

Se la riparazione di un veicolo, coinvolto in un sinistro stradale, ha un costo superiore al suo valore di mercato, il proprietario dell’auto, in sede di risarcimento del danno, otterrà una somma pari al solo valore di mercato del veicolo.

 

Lo ha stabilito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Condannare il danneggiante al pagamento di una somma superiore al valore di mercato del mezzo rappresenta, secondo la Corte, una sanzione eccessivamente gravosaper l’assicurazione. In tali circostanze, allora, il giudice può riconoscere al danneggiato un risarcimento pari al valore di mercato del veicolo, ripristinando le proporzioni tra il danno subito e il giusto ristoro [2].

 

Sulla scorta di tali considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un uomo la cui auto era stata rottamata a seguito di un tamponamento, e il cui risarcimento era stato fissato in circa 2.000 euro, corrispondente al valore commerciale del veicolo. Vista la notevole differenza tra il valore commerciale del mezzo incidentato e il costo delle riparazioni necessarie, il giudice ha condannato il danneggiante al risarcimento di una somma equivalente al valore di mercato del bene.

ASSICONSER

PREMIUM MEMBER FACILE.IT PARTNER NETWORK!

clicca-qui[1]

[1] Cass. ord. n. 24718 del 4.11.2013.

[2] Art. 2058 cod. civ., co. 2: “ […] il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente , se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”.

RICHIEDI UNA CONSULENZA GRATUITA!!saraservices

clicca-qui

Danno da fermo tecnico: basta l’auto in officina

63387-ct480x3201

L’assicurazione risarcisce il danno per tutto il tempo che l’auto incidentata è stata dal meccanico e, in più, anche il danno “da ritardo” per aver allungato i tempi della liquidazione del sinistro.

Non è necessario dimostrare di aver noleggiato un’auto di riserva per vedersi risarcito, dopo un incidente stradale, il danno da fermo tecnico: è sufficiente la dimostrazione che l’auto è in officina. Lo afferma la Cassazione con una recente sentenza [1].

Il danno da fermo tecnico della vettura non ha bisogno di prova specifica: conta solo il fatto che il proprietario è stato privato del veicolo, a prescindere dall’uso effettivo cui è destinato. Del resto, è innegabile che anche quando l’auto è dal battilamiera il proprietario continua a pagare bollo auto e assicurazione; inoltre non potrà fare tutto a piedi, dovendo ricorrere a mezzi pubblici, taxi o passaggi di amici e parenti che, innegabilmente, sono situazioni più scomode rispetto all’auto personale.
Inoltre, a causa dell’incidente, il mezzo subisce sempre un deprezzamento.

È dalla sommatoria di tali elementi, dunque, che il giudice deve valutare il risarcimento del danno da fermo tecnico, senza dover pretendere prove specifiche dal conducente incidentato.

Non è corretta, dunque, l’impostazione di alcuni giudici secondo cui la richiesta di indennizzo per il fatto che l’auto è stata ferma in officina richiede una prova specifica: quella del fatto che il proprietario, in alternativa, abbia speso denaro per noleggiare un’altra vettura.

ASSICONSER

PREMIUM MEMBER FACILE.IT PARTNER NETWORK!

clicca-qui[1]

La Suprema Corte, al contrario, ricorda come, in base a un costante orientamento della stessa Cassazione, il cosiddetto danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza d’una prova specifica; a tal fine rileva la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’ uso effettivo a cui esso era destinato.

Inoltre la sentenza precisa anche che va liquidato il “danno da ritardo”, quindi il danno da lucro cessante per il mancato pagamento delle somme dovute e liquidate a titolo di risarcimento del danno da parte dell’assicurazione.

[1] Cass. sent. n. 13215/15 del 26.06.2015.

Autore immagine: 123rf com

RICHIEDI UNA CONSULENZA GRATUITA!!saraservices

clicca-qui

Sinistro stradale: come farsi risarcire dall’assicurazione?

ridis-incidente-stradale%20n1

Sinistro stradale? Il modulo di constatazione amichevole è solo il primo passo della trafila burocratica per chiedere il risarcimento alla compagnia assicuratrice.

Rimanere coinvolti in un incidente stradale è una delle più grande paure degli automobilisti: e non solo per i danni che possono derivare alla salute ma anche per la burocrazia a cui occorre far fronte per ottenere il risarcimento. In questa guida, cerchiamo proprio di spiegare passo per passo come muoversi a tal proposito.

Sinistro stradale: sporgere denuncia con il cid

La prima cosa da fare, indipendentemente dal fatto che si abbia torto o ragione, è sporgere denuncia entro tre giorni dalla data dell’incidente alla compagnia di assicurazioni: per farlo, occorre compilare e inviare il modulo blu [1], cioè la constatazione amichevole di incidente (meglio conosciuta come cid, disponibile presso qualsiasi compagnia assicuratrice), firmato dai conducenti dei veicoli coinvolti. In tale modulo, in sostanza, bisognerà riportare tutti i dati rilevanti relativi al sinistro, descrivendolo e indicando la targa dei veicoli coinvolti, i nomi degli assicurati e le rispettive compagnie di assicurazione, se ci sono feriti, testimoni e se sono intervenuti Carabinieri o Polizia.
Il modulo blu permette di avere in un unico documento una visione completa e definita della scena del sinistro, con indicazione della dinamica con la quale si è verificato.

Sinistro stradale: cosa si intende per risarcimento diretto?

Il conducente che è dalla parte della ragione può ottenere il risarcimento diretto dalla sua compagnia assicurativa entro tre mesi. Il vantaggio di questa procedura consiste nel fatto che garantisce l’indennizzo in tempi contenuti, inviando una richiesta di risarcimento alla propria assicurazione contenente una serie di informazioni per gestire il sinistro stesso. Attenzione, però: la procedura in questione non può essere attivata sempre ma solo quando l’incidente non coinvolge:
più di due veicoli (si pensi ai c.d. tamponamenti a catena);
un veicolo non regolarmente assicurato;
un veicolo non immatricolato in Italia;
un veicolo che non appartiene alla categoria dei veicoli a motore;
un pedone, un ciclista o un bene immobile (si pensi all’ipotesi del conducente che, perdendo il controllo, vada a sfondare la vetrina di un negozio);
un veicolo speciale;
una macchina agricola.
Inoltre, la procedura di indennizzo diretto non può essere attivata quando:
non c’è stato un impatto tra i due veicoli;
dall’incidente sono derivate gravi lesioni che portano ad una invalidità permanente superiore al 9% (macrolesioni): ad esempio, si può chiedere tale forma di risarcimento in presenza del classico colpo di frusta.

ASSICONSER

PREMIUM MEMBER FACILE.IT PARTNER NETWORK!

clicca-qui[1]

Come in parte anticipato, il solo cid, in questo caso, non è sufficiente; bisogna inviare una richiesta formale alla compagnia di assicurazioni via raccomandata A/R oppure via fax, telegramma o, quando il contratto lo prevede, via e-mal, contenente una serie di informazioni necessarie per definire la pratica rapidamente:
il nominativo del soggetto che ha diritto al risarcimento;
il luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili (per non meno di cinque giorni non festivi) per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno;
le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro;
la dinamica dell’incidente;
il codice fiscale del danneggiato (o dei soggetti che hanno diritto al risarcimento);
l’età, l’attività e il reddito del danneggiato;
l’entità delle lesioni subite;
l’attestazione medica che dimostri l’avvenuta guarigione;
una dichiarazione attestante che il danneggiato non ha diritto ad alcuna prestazione da parte di istituti previdenziali (come ad esempio l’Inail) o che specifici di quali prestazioni il danneggiato può beneficiare;
lo stato di famiglia della vittima in caso di incidente mortale;
se sono intervenute delle autorità di pubblica sicurezza (Carabinieri o Polizia, ad esempio) e se hanno redatto un verbale;
se sono intervenuti dei medici o dei sanitari, indicando a quale struttura sanitaria appartenevano.

Una volta fatto questo, entro 60 giorni o 30 giorni (a seconda che il modulo blu sia stato firmato o meno da entrambe le parti), la compagnia dovrà fare l’offerta di risarcimento per i danni materiali, mentre per i danni fisici a conducente o passeggeri l’offerta di risarcimento deve essere fatta entro 90 giorni. A fronte della formulazione dell’offerta, possono verificarsi differenti ipotesi:
il danneggiato dichiara di accettare l’offerta. In tal caso, la compagnia deve procedere al pagamento entro 15 giorni dal momento in cui riceve l’accettazione;
il danneggiato dichiara di non accettare l’offerta: come nel caso precedente, anche stavolta, la compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni. Tuttavia, questa somma non è definitiva ma viene considerata un anticipo rispetto al risarcimento complessivo;
l’offerta perviene ma il danneggiato non si pronuncia entro 30 giorni: vale quanto detto al punto 2.

Sinistro stradale: quando attivare la procedura ordinaria?

Se l’incidente ha coinvolto più di due automobili e le ferite riportate dai conducenti o dai passeggeri sono gravi (e, comunque, in tutti i casi in cui non si può chiedere l’indennizzo diretto e, quindi: incidente a tre o più veicoli, incidente con veicolo non assicurato, incidente con veicolo non immatricolato in Italia, incidente con veicolo non a motore, incidente con pedone, incidente con feriti che riportano lesioni superiori ai nove punti percentuali d’invalidità permanente, incidenti senza scontro tra veicoli, incidenti con veicoli agricoli o speciali), non resta che attivare la procedura ordinaria, consegnando il cid alla propria compagnia. La richiesta di risarcimento, invece, deve essere inviata alla residenza dell’altro conducente e, possibilmente, anche alla sua compagnia di assicurazioni. È fondamentale che contenga i seguenti dati:

per danni a cose:
nomi e recapiti degli assicurati;
targhe dei veicolo coinvolti;
denominazione delle rispettive compagnie;
descrizione delle circostanze e delle modalità del sinistro;
generalità e recapiti di eventuali testimoni;
indicazione dell’eventuale autorità intervenuta (Polizia Stradale, Municipale, Carabinieri);
luogo, giorni e ore in cui il veicolo danneggiato è disponibile per la perizia di accertamento dell’entità del danno;
codice fiscale dell’avente diritto al risarcimento;
copia del modulo blu compilata e firmata a firma singola o congiunta.
Per i danni a persona:
età, attività e reddito del danneggiato;
codice fiscale dell’avente diritto al risarcimento;
entità delle lesioni subite;
dichiarazione relativa a prestazioni erogate da istituti di assicurazione sociale obbligatoria e attestazione medica comprovante eventuali postumi;
eventuale certificato di morte;
copia del modulo blu qualora presente.

Per quanto riguarda i tempi di risarcimento, la compagnia di controparte, una volta ricevuta la richiesta, procede con la nomina di un eventuale perito per l’accertamento del danno al veicolo. Successivamente, formula un’offerta entro:
30 giorni dalla data di ricezione della richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R ed alla quale sia stato allegato il modulo blu firmato da entrambi i conducenti, per danni ai veicoli o alle cose;
60 giorni dalla data di ricezione della richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R, nel caso in cui il modulo blu non sia stato allegato;
90 giorni dalla data di ricezione della prima richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R per danni a persona là ove prodotta tutta la documentazione richiesta.

Sinistro stradale: come calcolare il risarcimento

Calcolare l’entità del risarcimento non è un’operazione così semplice: negli ultimi anni, in particolare, se – da un lato – i premi assicurativi sono meno costosi, dall’altro anche l’ammontare degli indennizzi è diminuito in quanto le basi di calcolo per ogni punto di invalidità sono state ridotte da 795,91 euro a 674,78 euro, con la conseguenze che la vittima del sinistro percepirà il 15% in meno e il danno morale non costituisce più una voce autonomamente risarcibile ma rientra nel più ampio danno non patrimoniale. Che significa? Che le compagnie di assicurazione risparmiano fino al 40% per i danni lievi e fino a 500mila euro per quelli gravi.

Sinistro stradale: fac-simile lettera per la procedura ordinaria

Richiesta di risarcimento danni procedura ordinaria

Mittente:
Nome e Cognome
Indirizzo
Tel.

Nome della Compagnia d’assicurazione del responsabile del sinistro
Indirizzo
Nome e cognome del proprietario del veicolo responsabile del sinistro
Indirizzo

Raccomandata a/r

Oggetto: Richiesta di risarcimento ai sensi degli articoli 145 e 148 del Codice delle Assicurazioni private (d. lgs. n. 209 del 07.09.2005)

Io sottoscritto ….codice fiscale…. nato a … il… con la presente inoltro formale richiesta danni per il sinistro avvenuto in data … a (luogo)… tra il veicolo di mia proprietà targato … ed il veicolo presso di voi assicurato con polizza n. … targato … e di proprietà di …

Descrizione del sinistro con rimando alla copia del modulo blu allegato

Sul luogo del sinistro è intervenuta l’autorità di (es. Carabinieri di …) che ha redatto verbale.

Vi informo che il mio veicolo è a disposizione per la valutazione dei danni subiti al seguente indirizzo: … nei seguenti giorni… alle ore …
A seguito del sinistro ho riportato anche lesioni fisiche come da documentazione allegata.

Il mio reddito ammonta a….

Dichiaro ex art. 142 Codice delle Assicurazioni di avere /non avere diritto a prestazioni da parte di enti gestori di assicurazioni sociali obbligatorie.

Distinti saluti

In caso di mancato riscontro nei termini di legge, provvederò alla tutela dei miei diritti nelle sedi competenti

Distinti saluti.

Firma

Allegati:
Copia modulo blu
Documentazione medica delle lesioni fisiche (es. verbale del pronto soccorso; visite specialistiche; ricette e spese medicinali; eventuale perizia medico legale e eventuale fattura)
Preventivo riparazione veicolo
Documentazione attestante il proprio reddito (solo se vi sono danni fisici)

RICHIEDI UNA CONSULENZA GRATUITA!!saraservices

clicca-qui

Incidenti: con l’indennità di accompagnamento si è risarciti di meno

Danno da lesione: se il danneggiato gode dell’indennità di accompagnamento e dell’assistenza domiciliare, l’assicurazione versa un risarcimento ridotto.

 Incidenti: con l’indennità di accompagnamento si è risarciti di meno

La vita è stata dura con chi ha l’indennità di accompagnamento a causa di una invalidità al 100%, ma l’assicurazione può esserlo ancora di più: infatti, in caso di incidente stradale, la vittima ha diritto a un risarcimento ridotto. Questo perché l’indennizzo non può tenere conto degli oneri economici per l’assistenza all’infortunato, posto che questi già gode dell’indennità di accompagnamento per via, appunto, di una pregressa patologia; ed a maggior ragione se la legislazione regionale assicura l’assistenza domiciliare. Come dire, insomma, che i danni devono essere effettivi e ben dimostrati.

Non si può quindi liquidare, al danneggiato da un incidente stradale, l’assistenza domiciliare se questi già ne usufruisce: tale spesa, infatti, non sarà mai da lui sostenuta. Niente danno emergente, dunque, ossia il ristoro della spesa consistente nella necessità di dover retribuire una persona che garantisca l’assistenza personale ad un soggetto invalido.

Inoltre dal danno patrimoniale futuro deve essere detratta l’indennità di accompagnamento di cui lo sfortunato invalido è già beneficiario. La Cassazione precisa che non possono essere riconosciute al danneggiato spese passate se non dimostra, anche attraverso presunzioni semplici, di averle sostenute.

Nel caso di liquidazione di un danno permanente, quale quello relativo al costo annuo di assistenza domiciliare, il procedimento corretto è il seguente:

– sommare e rivalutare, avuto riguardo al momento della liquidazione, le spese già sostenute;

– capitalizzare, al momento della liquidazione, le spese che dovranno ragionevolmente essere sostenute in futuro.

A parte la possibilità di ottenere una rendita, si può:

– moltiplicare il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e poi abbattere il risultato in base ad un coefficiente di anticipazione;

– moltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie (cosiddetto metodo della capitalizzazione).

LA SENTENZA

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 gennaio – 20 aprile 2016, n. 7774
Presidente Ambrosio – Relatore Rossetti

Svolgimento del processo

1. Il (…), a (omissis) , si verificò un sinistro stradale che coinvolse il motociclo Kawasaki 2750, condotto da L.N.A.A.M. , e il furgone Fiat Iveco condotto da N.F. , di proprietà della società Clear Channel s.r.l. (che in seguito muterà ragione sociale in Clear Channel s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la Clear Channel”), ed assicurato contro i rischi della responsabilità civile dalla società Zurich.
In conseguenza del sinistro L.N.A.A.M. patì gravissime lesioni personali.
2. Con ricorso depositato l’11.11.2008 L.N.A.A.M. ed i suoi familiari (ovvero la moglie So.El.Ti. ed il figlio L.N.T. , quest’ultimo minorenne all’epoca dei fatti, e rappresentato ex art. 320 c.c. dai genitori) convennero dinanzi al Tribunale di Milano N.F. , la Clear Channel e la Zurich, assumendo che il sinistro andasse ascritto a colpa di N.F. , e chiedendo la condanna di tutti i convenuti in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti.
3. Con sentenza 19.12.2012 n. 14313 il Tribunale di Milano accolse parzialmente la domanda, attribuendo alla vittima il 50 % di responsabilità.
4. La sentenza venne appellata in via

principale dagli originari attori, ed in via incidentale dalla Zurich. La Corte d’appello di Milano, con sentenza pubblicata il 28.11.2013 n. 4152: -) tenne ferme le statuizioni sull’an debeatur; -) accordò alla vittima una più cospicua liquidazione del danno per spese mediche e di assistenza futura, per acquisto di macchinari terapeutici, per l’acquisto d’una automobile adatta alle sue condizioni, e per la ristrutturazione dell’abitazione. 5. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione: -) in via principale dalla Zurich, con ricorso fondato su cinque motivi; -) in via incidentale dalla Clear Channel, con ricorso fondato su sette motivi. L.N.A.A.M. ha resistito con controricorso ai ricorsi principale ed incidentale. La Zurich ha resistito con controricorso al controricorso incidentale proposto dalla Clear Channel. Le medesime parti hanno altresì depositato memoria ex art. 378 c.p.c.. Motivi della decisione 1. Il primo motivo di ricorso principale (Zurich). 1.1. Col primo motivo di ricorso la Zurich lamenta il vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c.. Deduce, al riguardo, che la sentenza d’appello è stata pronunciata, nelle forme del rito del lavoro e dunque mediante lettura del dispositivo, all’udienza del13.11.2013. Nondimeno, a pag. 11 della medesima sentenza si afferma che “la causa è stata decisa nella camera di consiglio del 12.11.2013”, ed analoga affermazione si legge alla successiva p. 23. La sentenza, dunque, secondo la ricorrente è nulla, perché deliberata il giorno prima di quello stabilito per la decisione. 1.2. Il motivo è infondato. La sentenza impugnata, pronunciata il 13 novembre, reca in calce effettivamente l’affermazione “cosi deciso in Milano il 12 novembre“. Tale circostanza, tuttavia, in sé e per sé non consente a questa Corte di stabilire se davvero quella decisione fu collegialmente adottata prima del termine stabilito, ovvero se l’indicazione d’una data scorretta sia mero frutto di un lapsus calami. Ed in mancanza di tale certezza, non può ritenersi dimostrata la violazione dell’orda processus, e quindi la nullità invocata dalla ricorrente. Né costituirebbe causa di nullità la circostanza che il magistrato estensore, il giorno prima di quello stabilito per la decisione, abbia predisposto una bozza della sentenza che sarebbe stato chiamato ad adottare. Tale eventualità, come già ritenuto da questa Corte, non determina infatti alcuna nullità e non costituisce comportamento lesivo del diritto di difesa delle parti, dal momento che quella bozza non avrebbe altro valoreche quello d’una mera ipotesi di decisione, da sottoporre comunque alla discussione in carriera di consiglio, e sempre modificabile alla luce delle argomentazioni svolte dalle parti, sino alla sottoscrizione del dispositivo (così Sez. 3, Sentenza n. 39 del 03/01/2014, Rv. 629505). 2. Il secondo motivo del ricorso principale (Zurich). 2.1. Il secondo motivo del ricorso proposto dalla società Zurich, pur formalmente unitario, contiene in realtà cinque censure, ciascuna delle quali a sua volta articolata in più profili. Per chiarezza d’esposizione esse saranno esaminate analiticamente, indicando ciascuna censura con la medesima lettera utilizzata dalla Zurich per contraddistinguerle nel proprio ricorso. 2.2. (A) prima censura del 2 motivo di ricorso Zurich (spese di assistenza). Con la censura sub (A), di cui alle pp. 35-46 del ricorso, la Zurich lamenta sia il vizio di violazione di legge, sia il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c.. Espone che la Corte d’appello, accogliendo il gravame di L.N.A.A.M. , ha elevato da Euro 400.000 ad Euro 1.196.945 la stima del danno patrimoniale patito dalla vittima, e consistente nelle spese che questa dovrà sostenere per l’assistenza infermieristica domiciliare. Deduce tuttavia la ricorrente che tale statuizione dellaCorte d’appello è viziata sotto più profili, in quanto: (a) è del tutto priva di motivazione; (b) ha liquidato non solo il danno futuro, ma anche quello in tesi patito dalla vittima tra il sinistro e il momento della liquidazione, sebbene nessuna prova fosse stata fornita dei relativi esborsi; (c) ha liquidato il danno senza tenere conto dell’incidenza che avrebbe avuto, sui costi di assistenza, l’intervento del Servizio Sanitario Nazionale; (d) ha liquidato il danno moltiplicando il costo dell’assistenza annuale per il numero di anni di vita futura: criterio errato, giacché la monetizzazione attuale d’un danno futuro andava compiuta col criterio della capitalizzazione, e non con una “bruta” moltiplicazione. Tutte le censure appena riassunte sono manifestamente fondate. 2.2.1. Fondata è, in primo luogo, la censura di difetto assoluto di motivazione. Prima di esaminare tale censura nel merito, tuttavia, deve rilevarsi come la società ricorrente l’abbia proposta invocando formalmente il vizio di cui all’art. 360, n. 5, c.p.c. (così il ricorso, p. 42). Al presente giudizio, tuttavia, si applica l’art. 360, n. 5, c.p.c. nel testo modificato dall’art. 54 d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 134, il quale non prevede più il “vizio di motivazione” in quantotale, ma solo l’omesso esame d’un fatto decisivo e controverso. Il motivo di ricorso in esame resta tuttavia ammissibile, per due ragioni: (a) la prima è che la mancanza totale di motivazione resta un vizio censurabile in sede di legittimità, giacché essa si risolve in una violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c. (come stabilito dalle Sezioni Unite di questa Corte, nell’interpretare il nuovo testo dell’art. 360, n. 5, c.p.c.: cfr. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830); (b) la seconda è che l’errore commesso dal ricorrente nell’inquadrare il vizio da lui denunciato in una delle cinque ipotesi previste dall’art. 360 c.p.c. (c.d. “vizio di sussunzione”) non rende inammissibile il ricorso, quando l’illustrazione del motivo contenga comunque una “chiara ed inequivoca” spiegazione del vizio censurato (così, ancora, le Sezioni Unite: cfr. Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013, Rv. 627268). Nel nostro caso, la società ricorrente per un verso ha denunciato la totale mancanza della motivazione sul punto qui in esame; per altro verso ha chiaramente illustrato questa sua doglianza: sicché, pur essendo erronea l’invocazione del vizio di cui all’art. 360 n. 5 c.p.c. (corretta sarebbe stata, invece, l’invocazione del vizio di cui all’art. 360, n. 3, c.p.c.), tale errore resta privo diconseguenze. 2.2.2. Ciò stabilito in limine, nel merito deve rilevarsi come la Corte d’appello abbia adottato in effetti una motivazione solo apparente, ed inferiore a quel “minimo costituzionale” richiesto dalle Sezioni Unite di questa Corte, con la ricordata sentenza n. 8053/14. La Corte d’appello, infatti, sul punto della liquidazione del danno patrimoniale da assistenza domiciliare ha così motivato: “(la liquidazione del Tribunale) non appare a questa Corte satisfattiva in relazione alle spese che il sig. L.N. dovrà in futuro sostenere per l’assistenza domiciliare, secondo il calcolo che segue (…): – si quantifica l’assistenza infermieristica in euro 14,5 al giorno per 4 ore al giorno per 365 giorni l’anno; – si quantifica l’assistenza generica in euro 8,50 per 10 ore al giorno per 365 giorni l’anno“, oltre gli oneri accessori (contributi previdenziali da pagare al collaboratore, sostituzione nel periodo feriale, accantonamento del trattamento di fine rapporto). La motivazione finisce qui. Non basta, tuttavia, esporre una moltiplicazione perché un provvedimento giurisdizionale possa dirsi motivato. Quel che resta totalmente apodittico, nel provvedimento oggi all’esame di questa Corte, è il presupposto stesso della stima del danno: ovvero donde la Corte d’appello abbiatratto il dato relativo al numero di ore di assistenza di cui il danneggiato ha necessità; donde abbia tratto il dato relativo alla retribuzione dovuta all’assistente; donde abbia tratto il dato relativo agli oneri previdenziali accessori che l’assunzione di un collaboratore domestico comporterebbe. La decisione impugnata appare dunque irrispettosa del principio, già affermato da questa Corte, secondo cui la liquidazione dei danni futuri consistenti nelle spese che la vittima di un incidente stradale dovrà sostenere per la collaborazione di terzi nelle faccende domestiche e personali, anche quando avvenga in via equitativa, obbliga il giudice “ad indicare, sia pure sommariamente, i criteri adoperati, in modo da evitare che la decisione sia arbitraria e sottratta ad ogni controllo” (Sez. 3, Sentenza n. 752 del 23/01/2002, Rv. 551783). 2.2.3. Fondata è, altresì, la seconda censura, con la quale la società ricorrente lamenta la erronea liquidazione del danno emergente per spese di assistenza, anche per il periodo di tempo compreso tra il sinistro e la data della liquidazione: periodo nel quale la vittima non aveva documentato spesa veruna. Il motivo è manifestamente fondato. Infatti il pregiudizio patrimoniale consistente nella necessità di dovere retribuire una persona che garantisca l’assistenza personale ad un soggetto invalidoè un danno permanente, che si produce de die in diem. Se l’esigenza di retribuire un terzo per l’assistenza domestica è sorta prima del momento della liquidazione, al momento in cui quest’ultima avviene il giudice dovrà monetizzare sia un danno già verificatosi (quello maturato tra il sinistro e la liquidazione); sia un danno che si verificherà nel futuro (quello che verosimilmente maturerà a partire dal momento della liquidazione in poi). La liquidazione del danno patrimoniale permanente futuro può avvenire, ai sensi dell’art. 2056 c.c., sulla base dell’id quod plerumque accidit, di fatti notori e di massime di esperienza: tra le quali, nel nostro caso, quella secondo cui chi non è in condizioni di provvedere alle proprie esigenze personali normalmente ricorre all’ausilio di un infermiere o di un assistente. La liquidazione del danno patrimoniale permanente passato può avvenire anch’essa in via equitativa, ex artt. 1226-2056 c.c., ove ne ricorrano i presupposti (ovvero l’impossibilità della stima del danno nel suo esatto ammontare). Tuttavia, trattandosi di un pregiudizio che si assume già avvenuto, il giudice non può prescindere dall’accertarne la concreta sussistenza, senza potere ricorrere a “ragionevoli previsioni”, consentite per quanto detto solo con riferimento al danno futuro (Sez. 3, Sentenza n. 24205 del13/11/2014, Rv. 633431). Pertanto, quando si tratti liquidare un danno passato permanente che si assuma essere consistito nella necessità di una spesa periodica per assistenza, delle due l’una: o il danneggiato dimostra di averla sostenuta (anche attraverso presunzioni semplici, ex art. 2727 c.c.), oppure nessuna liquidazione può essere consentita. Il danno per spese di assistenza, infatti, quando si assuma essere già maturato al momento della liquidazione, è rappresentato dalla spesa sostenuta, non dalla necessità di sostenerla. Dunque il danneggiato che, pur avendone bisogno, rinunci ad una assistenza domiciliare e non sostenga la relativa spesa, non può pretendere alcun risarcimento del danno patrimoniale emergente passato, per la semplice ragione che il suo patrimonio non si è ridotto (così già Sez. 3, Sentenza n. 5504 del 08/04/2003, Rv. 561970, ove si legge che “l’assistenza (domiciliare) è un rimedio per sopperire alle conseguenze del danno alla salute (…), e l’entità del danno è pari alla misura della spesa sostenuta per l’assistenza; ne consegue che se tale spesa non viene sostenuta la voce di danno non sussiste”). Va da sé che la rinuncia ad una assistenza domiciliare, specie se forzosa perché – ad esempio – indotta dalle precarie condizioni economiche della vittima, può causare disagi, ma questidovranno essere valutati sotto il profilo del danno non patrimoniale: profilo che nel presente giudizio non risulta essere mai stato prospettato. Da quanto esposto consegue che la Corte d’appello, liquidando il danno patrimoniale per spese di assistenza, maturato nel periodo anteriore alla sentenza, a prescindere da qualsiasi allegazione, da qualsiasi dimostrazione e da qualsiasi motivazione, ha effettivamente violato gli artt. 1223 e 1226 c.c., finendo per accordare alla vittima un credito mai dimostrato in giudizio, e dunque sovrastimando il risarcimento. 2.2.4. Fondata, in terzo luogo, è la censura con la quale la società ricorrente lamenta che la Corte d’appello, nel liquidare il danno patrimoniale permanente patito dalla vittima e consistente nelle spese per l’assistenza domiciliare, non abbia tenuto conto dell’incidenza delle provvidenze accordate alla vittima dal sistema sanitario nazionale e regionale. Anche questo motivo è fondato. Nel giudizio di merito fu lo stesso danneggiato a dedurre di percepire l’indennità di accompagnamento di cui all’art. 5, comma 1, L. 12.6.1984 n. 222 (circostanza ribadita nel controricorso, p. 25). L’indennità in questione spetta ai pensionati per inabilità “che si trovano nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado dicompiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un’assistenza continua” (art. 5 cit.). Si tratta, dunque, d’un emolumento volto a ristorare un pregiudizio patrimoniale: giustappunto, quello consistente nella necessità di dovere retribuire un collaboratore od assistente per fronteggiare le necessità della vita quotidiana. La percezione di tale emolumento incide dunque sulla misura del danno risarcibile, per il semplice fatto che lo elimina in parte. Nulla rileva che l’indennizzo scaturisca da una norma previdenziale: secondo il più recente orientamento di questa Corte, infatti, cui per brevità si può in questa sede rinviare, qualsiasi emolumento previdenziale o indennitario può incidere sulla liquidazione del danno aquiliano, se la sua erogazione è intesa a sollevare la vittima dallo stato di bisogno derivante dall’illecito (Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014, Rv. 631440). Considerazioni analoghe valgono per l’assistenza domiciliare prestata dal servizio sanitario nazionale e regionale. In Lombardia, luogo di residenza della vittima, l’assistenza domiciliare costituisce oggetto di un complesso sistema normativo, bastato in primo luogo sull’art. 26, comma 5, lettere (c), (d) ed (e), della L. reg. Lombardia 30.12.2009 n. 33 (recante “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità“), il qualeindividua nell’assistenza domiciliare uno degli obiettivi primari del servizio sanitario regionale. Tale norma ha ricevuto attuazione dapprima con la delibera della giunta regionale (d.G.R.) 9 maggio 2003 n. 12902 (in B.U. Lombardia 20.5.2003, n. 21, I suppl. straord.), la quale ha introdotto il sistema dei cc.dd. “voucher socio-sanitari“, ovvero titoli di legittimazione utilizzabili dalle famiglie per l’acquisto di prestazioni di assistenza domiciliare socio-sanitaria da enti erogatori accreditati, pagabili senza limiti né di età, né di reddito. In seguito la d.G.R. Lombardia 18.5.2011, n. IX/1746 (recante “Determinazione in ordine alla qualificazione della rete dell’assistenza domiciliare in attuazione del PSSR 2010-2014“, in B.U. Lombardia 6.6.2011, n. 23) ha riformato ed incrementato il sistema dei “voucher” previsto dalla precedente delibera d.G.R. del 2003. Al momento della decisione d’appello, infine (13.11.2013), era stata approvata la d.G.R. Lombardia 27.9.2013 n. X/740, concernente l’approvazione del Programma Operativo Regionale in materia di gravi e gravissime disabilità, la quale accordò un buono mensile di euro 1.000 alle persone con gravi disabilità, “erogato senza limite di reddito e finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare(autosoddisfacimento) e/o per acquistare le prestazioni da assistente personale” così la suddetta Delibera, Allegato “B”, punto (B1). Le norme appena ricordate, in virtù del principio jura novit curia, non potevano né dovevano essere ignorate dalla Corte d’appello. L’averlo fatto, per contro, ha condotto ad una sovrastima del danno patrimoniale per l’assistenza domiciliare, e di conseguenza alla violazione dell’art. 1223 c.c.. 2.2.5. Fondata, altresì, è la censura concernente il criterio di liquidazione del danno patrimoniale futuro per spese di assistenza. La Corte d’appello, infatti, dopo avere determinato il costo annuo dell’assistenza domiciliare di cui la vittima avrebbe avuto bisogno, l’ha moltiplicato per un numero di anni pari alla differenza tra la durata media della vita (78 anni) e l’età della vittima al momento del sinistro (40 anni). Si tratta di un calcolo irrispettoso di alcune regole basilari della matematica finanziaria e, di conseguenza, degli artt. 1223 e 2056 c.c.. Quando la liquidazione d’un danno permanente avvenga a distanza di tempo dal momento in cui è insorto, la corretta stima di esso deve avvenire: (a) sommando e rivalutando, avuto riguardo al momento della liquidazione, le spese già sostenute; (b) capitalizzando, al momento delle liquidazione, le spese che sidovranno ragionevolmente sostenere in futuro. Dunque il primo errore commesso dalla Corte d’appello è consistito nel liquidare il danno, sette anni dopo il sinistro, come se esso fosse avvenuto illico et immediate: ovvero senza distinguere le poste già maturate (danno passato) da quelle ancora da maturare (danno futuro). Il secondo e più grave errore commesso dalla Corte d’appello è consistito nel non considerare che il danno futuro è un danno non ancora prodottosi al momento della liquidazione. Sicché, condannandosi il debitore a pagare oggi una somma che la vittima perderà fra n anni, si arrecherebbe un pregiudizio al primo ed un vantaggio al secondo, in virtù della regola plus dat qui cito dat. Per compensare il decalage temporale tra il momento di scadenza dell’obbligazione risarcitoria (oggi) e il momento di avveramento del danno, quando non si opti per la liquidazione in forma di rendita (art. 2057 c.c.), sono possibili teoricamente due sistemi. Il primo consiste nel sommare tutti i danni che la vittima patirà tra il momento della liquidazione e il momento futuro in cui il pregiudizio sarebbe comunque cessato (nel nostro caso, la morte naturale per vecchiaia), e moltiplicare il risultato per un saggio di sconto, al fine di tenere conto dell’anticipato pagamento, che farebbe arricchire la vittima del c.d. “montante dianticipazione”. Il secondo criterio consiste nel moltiplicare il danno annuo patito dalla vittima (debitamente rivalutato all’epoca della liquidazione) per un “numero” che tenga già conto del montante di anticipazione. Questo “numero” è detto coefficiente di capitalizzazione, semplifica l’operazione di liquidazione consentendo un solo passaggio anziché due. La Corte d’appello tuttavia non ha adottato né l’uno, né l’altro sistema, pervenendo così ad una sovrastima del danno anche sotto questo profilo, e dunque violando gli artt. 1223 e 2056 c.c.. 2.3. (S) Seconda censura del 2 motivo di ricorso Zurich (spese per l’acquisto di macchinari e compensatio lucri cum damno). La seconda censura del secondo motivo di ricorso della Zurich (pp. 46-50) contiene due diversi profili. Col primo profilo la società ricorrente lamenta che la Corte d’appello abbia liquidato in euro 180.000 (al netto del concorso di colpa della vittima) il danno patrimoniale per acquisto di una vettura idonea, per la ristrutturazione dell’abitazione e per l’acquisto di macchinari fisioterapici e di ausilio dell’invalidità, senza che la vittima avesse fornito alcuna prova, senza motivare, e senza attualizzare gli importi liquidati per spese che sarebbero state affrontato nel futuro, come quelle per la sostituzione deimacchinari appena descritti. Col secondo profilo la società ricorrente lamenta che la Corte d’appello ha liquidato il danno senza tenere conto dell’indennizzo percepito dalla vittima in virtù di una polizza privata contro gli infortuni. La prima di tali censure è fondata, la seconda inammissibile. 2.3.1. Per quanto concerne la prima censura, deve rilevarsi che L.N.A.A.M. , nell’atto d’appello, si era doluto della sottostima della liquidazione del danno consistente nelle spese da sostenere per: – l’acquisto di una autovettura adatta a sollevare e trasportare una sedia a rotelle; – la ristrutturazione del proprio appartamento, per renderlo idoneo alle esigenze di un portatore di grave invalidità; – l’acquisto di una “barella-doccia” e di un sollevatore; – le cure fisioterapiche. Il danneggiato aveva altresì stimato tali danni nella misura di Euro 169.000 circa, oltre 30.000 Euro l’anno per la fisioterapia. Su tale motivo di appello la Corte meneghina ha così provveduto: “la Corte d’appello ritiene meritevole di parziale accoglimento (…) il gravame (…). In parziale riforma della sentenza di primo grado sul punto, si stima equo quantificare in euro 180.000 (360.000 diviso 2, in ragione della corresponsabilità del danneggiato) il dannopatrimoniale per spese per acquisto di autovettura idonea, altri attrezzi necessari in condizioni di paraplegia, modifiche architettoniche e cure fisioterapiche, considerata la necessità di sostituzione o adeguamento nel corso del tempo di tali presidi e ausili tecnici“. Quella appena trascritta non è che un simulacro di motivazione. In essa infatti non è spiegato di quale vettura si discorra, quali siano gli “attrezzi necessari” cui la Corte d’appello ha fatto riferimento, quale ne sia il costo di mercato, ogni quanto tempo dovrebbero essere sostituiti, se e come si è tenuto conto dell’anticipazione del costo della sostituzione. Ma soprattutto resta imperscrutabile attraverso quali conteggi la Corte d’appello sia pervenuta a determinare l’importo in esame nella somma di euro 360.000. Un esempio quasi di scuola, dunque, di nullità della sentenza per totale assenza di motivazione. 2.3.2. La seconda censura è, invece, inammissibile. L’eccezione di compensatio lucri cum damno, fondata sulla circostanza che la vittima aveva già percepito un indennizzo dal proprio assicuratore privato contro gli infortuni (eccezione che sarebbe stata fondata, secondo la più recente giurisprudenza di questa Corte: cfr. Sez. 3, Sentenza n. 13233 del 11/06/2014, Rv. 631753), non venne esaminata dal Tribunale, che liquidò il danno senza tenerneconto. Che questa omissione dovesse interpretarsi come rigetto implicito ovvero come omessa pronuncia, in ogni caso la Zurich avrebbe dovuto impugnarla con appello incidentale, una volta che la vittima aveva censurato col proprio appello principale la stima del danno compiuta dal Tribunale. La Zurich, invece, non ha proposto sul punto appello incidentale, né ha indicato – ai fini dell’autosufficienza del proprio ricorso – se, quando ed in che termini l’abbia fatto. Il generico riferimento “a p. 36 dell’appello”, contenuto nell’illustrazione della censura qui in esame, è a tal riguardo del tutto generico, e comunque a p. 36 dell’atto d’appello non è affatto contenuto alcun appello incidentale, né per i termini ivi adottati, né per il senso generale desumibile da quell’atto. 2.4. (C) Terza censura del 2 motivo di ricorso Zurich (danno da mora). Con la terza censura contenuta nel secondo motivo del proprio ricorso (pp. 50-54) la Zurich lamenta sia il vizio di omessa motivazione, sia quello di violazione di legge. Deduce che la Corte d’appello avrebbe errato nel calcolare gli effetti della mora, perché ha posto a carico del debitore il pagamento degli interessi di mora anche sulle somme liquidate a titolo di risarcimento di danni futuri. 2.4.1. La censura è manifestamente infondata. Per quantogià detto, del fatto che un danno sarà patito dalla vittima dell’illecito in un momento futuro rispetto a quello della liquidazione si deve tenere conto attraverso lo sconto matematico (pari, come noto, al rapporto tra il prodotto del capitale per il saggio di anticipazione, ed il tempo di anticipazione). Una volta correttamente liquidato il danno futuro, tuttavia, il relativo importo è dovuto al creditore ex art. 1219 c.c. dal giorno dell’illecito, e da quel giorno sono dovuti perciò gli interessi di mora. Futuro, infatti, è il danno, non l’obbligazione di risarcirlo, che è immediatamente esigibile: dunque della circostanza che un danno non si sia ancora verificato al momento della liquidazione si deve tenere conto nella aestimatio del capitale, non nel calcolo degli interessi di mora. 2.5. (D) Quarta censura del 2 motivo di ricorso Zurich (surroga dell’assicuratore sociale).  Con una quarta censura, anch’essa illustrata nel contesto del secondo motivo di ricorso (pp. 54-66) la Zurich lamenta che la Corte d’appello avrebbe erroneamente detratto dal credito risarcitorio spettante alla vittima solo una minima parte di quanto da essa ricevuto dall’Inail, e senza spiegare il criterio. Deduce, al riguardo, sia il vizio di violazione di legge, sia quello di motivazione. 2.5.1. La censura è fondata. Si legge a p. 19 dellasentenza impugnata che l’Inail corrispose alla vittima la somma di euro 919.287,94; che il Tribunale aveva detratto tale importo dal danno risarcibile, e che L.N.A. aveva impugnato tale statuizione, deducendo che si sarebbe dovuta “limitare la predetta detrazione soltanto ad alcune voci delle erogazioni Inail“. Ciò premesso, la Corte d’appello ha accolto il gravame del danneggiato, osservando che “tale rilievo è corretto”, ed ha detratto dal credito risarcitorio vantato dalla vittima la minor somma di Euro 244.943,49, spiegando che solo tale somma era stata versata dall’Inail a titolo di “indennizzo in capitale danno biologico“, e dunque solo per tale importo vi era “duplicazione di titolo”. Così statuendo, la Corte d’appello è effettivamente incorsa nei due vizi denunciati dalla ricorrente. Ricorre, in primo luogo, il vizio di violazione di legge, posto che nel sistema attuale l’Inail, nel caso di danno alla salute consistito in invalidità superiori al 16%, indennizza sia il danno biologico, sia il danno da incapacità di lavoro. Quando dunque l’Inail eroga una rendita all’assistito, una quota di tale rendita è destinata al ristoro del danno alla salute; e la parte restante è destinata all’indennizzo del danno patrimoniale. Ciò è stabilito dall’art. 13, comma 2, lettera (b),d.lgs. 38/2000, secondo cui “le menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all’erogazione di un’ulteriore quota di rendita (…) commisurata (…) alla retribuzione dell’assicurato (…) per l’indennizzo delle conseguenze patrimoniali“. L’ulteriore quota di rendita è calcolata moltiplicando la retribuzione del danneggiato per un coefficiente stabilito dall’Allegato 6 al d.m. 12.7.2000. La Corte d’appello, pertanto, avrebbe dovuto innanzitutto distinguere il valore capitale della parte di rendita destinata al ristoro del danno biologico, da quello destinato al ristoro del danno patrimoniale, e quindi sottrarre i due valori, rispettivamente, dal credito risarcitorio per danno biologico e dal credito risarcitorio per danno patrimoniale da incapacità lavorativa. Ricorre, tuttavia, anche il vizio di assenza totale di motivazione, posto che neanche il lettore più immaginifico sarebbe in grado di ricostruire attraverso quali alchimie matematiche la Corte d’appello sia pervenuta a stabilire la somma di euro 244.943,49; da quale atto del processo l’abbia tratta, ovvero da quale presunzione semplice l’abbia desunta. 2.6. (E) Quinta censura del 2 motivo di ricorso Zurich (limite del massimale). Con la quinta censura del secondo motivo di ricorso, la Zurich lamenta che la Corte d’appello abbiaomesso di pronunciarsi sull’eccezione di incapienza del massimale, pur avendo condannato la Zurich a pagare cifre complessivamente eccedenti il massimale. Il motivo resta assorbito dall’accoglimento delle censure precedentemente esaminate: è infatti ovvio che nulla è possibile stabilire sulla capienza del massimale, senza previamente accertare la misura dell’obbligazione gravante sull’assicuratore. 3. Il primo motivo del ricorso incidentale Clear Channel. 3.1. Il primo motivo del ricorso incidentale proposto dalla Clear Channel svolge la medesima censura proposta dalla Zurich col primo motivo del suo ricorso: vale dunque quanto già esposto supra, al 1.2. 3. Il secondo motivo del ricorso incidentale Clear Channel. 3.1. Il motivo, formalmente unitario, contiene sette diverse censure. Le prime quattro (pp. 34-63) sono del tutto sovrapponibili a quelle proposte dalla Zurich, con le prime quattro censure del 2 motivo del suo ricorso. Esse restano perciò assorbite dall’accoglimento del ricorso proposto dalla Zurich, nei medesimi limiti e per le medesime ragioni sopra indicati. 3.2. Con la quinta censura del 2 motivo del proprio ricorso incidentale la Clear Channel lamenta il mancato esame della condanna della Zurich, per male gestio propria, oltre il massimale. La censura resta assorbitadall’accoglimento del 2 motivo del ricorso proposto dalla Zurich. Spetterà, infatti, al giudice del rinvio rideterminare il quantum debeatur secondo i principi stabiliti nella presente sentenza, e solo all’esito potrà stabilirsi se, riscontrata l’incapienza del massimale, sussista altresì una responsabilità della Zurich per mala gestio. 3.3. La sesta e la settima censura contenute del 2 motivo del ricorso incidentale proposto dalla Clear Channel possono essere esaminate congiuntamente. Con esse la ricorrente incidentale lamenta che, in virtù del contratto di assicurazione stipulato con la Zurich, aveva diritto ad ottenere da quest’ultima la rifusione delle spese di resistenza (ovvero quelle sostenute per contrastare la pretesa del danneggiato), ai sensi dell’art. 1917, comma 3, c.c.. Tali spese erano state pari a circa 52.000 Euro per il 1 grado, cui andavano aggiunte quelle di 2 grado (che la ricorrente non quantifica). La Corte d’appello, invece, aveva liquidato soltanto in 8.500 euro circa le spese di 1 grado, mentre quelle di secondo grado sono state liquidate in misura “inferiore a quelle sostenute”. 3.4. Il motivo è manifestamente fondato. Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile l’obbligo dell’assicuratore di tenere indenne l’assicurato delle somme spese per contrastare la pretesarisarcitoria del terzo danneggiato è un naturale negotii (art. 1917, comma 3, c.c.). Tale previsione, entro i limiti stabiliti dalla legge (ovvero il quarto del massimale), addossa all’assicuratore l’obbligo di rifondere all’assicurato le somme da questi pagate al proprio avvocato. Il relativo credito dell’assicurato va perciò accertato con i consueti criteri, così come si i1L accerterebbe qualunque pregiudizio per il quale l’assicurato chieda al proprio assicuratore contro i danni di essere indennizzato: e dunque valutando in primo luogo se vi sia la prova del pagamento, in secondo luogo se esso sia avvenuto avventatamente, in violazione dell’obbligo di salvataggio comunque gravante sull’assicurato. La Corte d’appello, pertanto, avrebbe dovuto esaminare e valutare le notulae depositate dalla Clear Channel, eventualmente riducendole ex art. 1227, comma 1 o 2, c.c., ma non poteva – nei rapporti tra assicurata ed assicuratore – prescindere da esse. 4. Quadro di sintesi. In considerazione di quanto esposto sin qui, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte d’appello di Milano, la quale oltre a sanare le carenze motivazionali in cui è incorsa la sentenza impugnata, si atterrà altresì ai seguenti principi di diritto: (a) la liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spesesostenute per l’assistenza domiciliare a vantaggio di persona invalida presuppone l’accertamento che la relativa spesa sia stata effettivamente sostenuta; nulla, dunque, può essere liquidato per tale titolo a chi non dimostri di avere sostenuto alcuna spesa al riguardo. (b) Nella liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spese che la vittima di lesioni personali deve sostenere per l’assistenza domiciliare, il giudice deve detrarre dal credito risarcitorio sia i benefici spettanti alla vittima a titolo di indennità di accompagnamento (art. 5 l. 12.6.1984 n. 222), sia i benefici ad essa spettanti in virtù della legislazione regionale in tema di assistenza domiciliare, legislazione che in virtù del principio jura novit curia il giudice deve applicare d’ufficio, se i presupposti di tale applicabilità risultino comunque dagli atti. (c) Il danno permanente futuro, consistente nella necessità di dovere sostenere una spesa periodica vita natural durante, non può essere liquidato semplicemente moltiplicando la spesa annua per il numero di anni di vita stimata della vittima, ma va liquidato o in forma di rendita; oppure moltiplicando il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e quindi abbattendo il risultato in base ad coefficiente di anticipazione; od infine attraverso il metodo della capitalizzazione, consistente nelmoltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie. 5. Le spese. Le spese del presente grado di giudizio saranno liquidate dal giudice del rinvio. P.Q.M. la Corte di cassazione, visto l’art. 380 c.p.c.: (-) accoglie il 2 motivo del ricorso proposto dalla Zurich, limitatamente ai punti contraddistinti dalle lettere A, B, D, nei limiti indicati in motivazione; (-) accoglie il 2 motivo del ricorso proposto dalla Clear Channel, limitatamente ai punti contraddistinti dalle lettere F e G, nei limiti indicati in motivazione; (-) rigetta – ovvero dichiara assorbiti, secondo quanto esposto in motivazione – i restanti motivi di ricorso; (-) cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Milano, in diversa composizione; (-) rimette al giudice di rinvio la liquidazione delle spese del presente grado di giudizio.

articolo tratto da http://www.laleggepertutti.it

Perchè Sara Services Consulenza Sinistri.

cropped-sara-services.jpg

L’attività di Consulenza Sinistri consiste nel supporto qualificato nella definizione dell’entità del danno e del relativo trattamento assicurativo, conforme alle condizioni contrattuali di polizza ed alle previsioni delle leggi vigenti.

Le competenze messe a disposizione dei Clienti permettono loro di ottenere un qualificato supporto in ogni fase della trattazione del “danno” riconducibile – in tutto od in parte – nell’ambito delle coperture e delle garanzie assicurative applicabili, nonché nell’ identificazione delle conseguenze che necessitano di essere altrimenti gestite.

La complessità delle situazioni che hanno determinato il danno e l’ampio ventaglio delle implicazioni che esso comporta, richiedono competenze altamente qualificate, il cui livello di conoscenza ed esperienza in ambito assicurativo costituisce la garanzia di un’efficace, rapida ed efficiente soluzione.

L’offerta di consulenza in questo settore è ampiamente modulabile e rivolta a tutti gli “attori” del sinistro, non senza tralasciarne tutti gli aspetti e le conseguenze che non abbiano trovato sistemazione nelle garanzie assicurative esistenti.

 

Hai Subito Un Incidente stradale??

Compila il form Che trovi Qui Sotto!

Riceverai GRATIS Un Riscontro entro 48 Ore!!

 

(Se non ricevi risposta entro le 48 ore verifica che la nostra comunicazione non sia finita nella cartella “posta indesiderata”)

Utilizzando il presente servizio Ci autorizzi al trattamento dei Tuoi dati personali per la finalità del servizio.