Chi risponde per i danni da investimento di fauna selvatica?

Nel percorrere con il proprio veicolo una strada statale, provinciale o comunale, può capitare di investire un animale selvatico che si è immesso improvvisamente sulla carreggiata o che, vittima di un investimento, giace sulla strada. Può anche capitare che per evitarlo si urti un’altra vettura, oppure si esca fuori strada.

 

In situazioni come queste si ha diritto a chiedere il risarcimento?
E a chi?
La risposta alla prima domanda è facile, in quanto chi rimane vittima di un fatto illecito, nel caso specifico un incidente per colpa di un animale selvatico, ha diritto al risarcimento.
La seconda domanda invece richiede una risposta più articolata.

Per individuare l’ente responsabile, la giurisprudenza ha specificato che “la Regione è responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c. per i danni provocati da animali selvatici a persone o cose, il cui risarcimento non sia previsto da norme specifiche ed anche in caso di delega di funzioni amministrative alle

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province […]” (Cass. Civ. n. 3384/2015). Infatti, anche se la legge 698/1977 considera la fauna selvatica patrimonio dello Stato, è altrettanto vero che l’art. 9 della legge 157/92 attribuisce alle Regioni le funzioni di programmazione e coordinamento in materia faunistica, nonché quelle di controllo e
protezione delle specie selvatiche. Le Regioni hanno inoltre il compito di adottare tutte le misure di competenza per evitare che la fauna selvatica provochi danni a cose o persone.
Come chiarito dalla Cassazione, la Pubblica Amministrazione ricopre una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che le impone la c.d. “responsabilità oggettiva”, che scatta anche se questa non ha alcuna colpa per l’evento. È escluso solo il caso in cui l’automobilista sia a sua volta colpevole del mancato rispetto delle regole di prudenza (Cass. sent. n. 11785/17).
Tuttavia, un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. ord. n. 12944/15) stabilisce che la Regione può delegare alla Provincia il compito di gestire la fauna selvatica; e in tal caso a
risarcire sarà quest’ultima. Sarà dunque necessario valutare caso per caso la legislazione regionale in vigore e verificare quali poteri la Regione abbia delegato alle Province o agli
Enti Locali e se, a sua volta, l’ente delegato sia stato ragionevolmente messo in condizione di adempiere ai compiti affidatigli.

Una recente sentenza della Cassazione, invece, (sent. n. 22345/17) in merito ad un sinistro causato dall’impatto con un animale di grossa taglia in cui la domanda di risarcimento dell’automobilista si era incentrata sulla soluzione di continuità esistente tra le barriere laterali, aveva riconosciuto responsabile l’ente proprietario della strada, in ossequio al principio per cui, in tal caso, la responsabilità non può essere imputata all’ente che ha la custodia di animali selvatici, che di norma appartiene alle Regioni in base all’art. 2043 c.c.,. La sentenza di riferimento afferma, dunque, non competere agli enti responsabili per la custodia degli animali il “dover curare l’installazione di reti, fossi e guard-rail ai bordi delle strade, essendo tale obbligo proprio dell’ente proprietario
delle strade”. Compete pertanto all’ente proprietario di una strada rispondere dei danni recati all’automobilista qualora le caratteristiche dei luoghi in cui è avvenuto il sinistro
stradale gli impongano particolari cautele.
Per tutelare la circolazione, l’ente titolare della strada ha l’obbligo di garantire la sicurezza della viabilità a margine delle zone frequentate dalla selvaggina. Pertanto, dovrà predisporre idonea segnaletica in tutti quei tratti in cui sia possibile l’attraversamento di fauna selvatica o adottare adeguate tecniche di contenimento della selvaggina. In mancanza di tali precauzioni (ad esempio se tale segnaletica non viene posizionata), l’automobilista che abbia subito un danno da investimento di un animale selvatico, potrà chiedere il risarcimento all’ente competente.

Affinché la richiesta di risarcimento possa trovare accoglimento, il soggetto danneggiato deve dimostrare (ai sensi dell’articolo ex art. 2043 del Codice Civile) non solo l’esistenza
del danno, ma anche che il danno è derivato dall’investimento dell’animale selvatico e l’assenza della segnaleticao delle barriere di contenimento. Un’altra sentenza
della Cassazione (Cass. sent. n. 9276/14) afferma che per il risarcimento dei danni conseguenti ad incidenti stradali da animali selvatici è necessaria “l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”. Nessuna richiesta di risarcimento può quindi spettare se non emergono prove dell’addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili all’ente pubblico competente.

Per completare il quadro, nel caso in cui l’animale che abbia provocato l’incidente sia un animale domestico, la responsabilità ricade senza dubbio sul proprietario, in base al disposto all’art. 2052 del Codice civile, secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse in custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”, con l’obbligo di provvedere al risarcimento dei danni da quest’ultimo eventualmente prodotti.
In caso di animali selvatici, invece, non è configurabile una posizione di custodia o di vigilanza dell’ente pubblico e dunque non opera nessuna presunzione di colpa. •

Articolo tratto da ARAG digital News

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Il valore probatorio del modulo C.A.I nei sinistri Rc auto

Le dichiarazioni contenute e sottoscritte nel modulo C.A.I. non hanno valore probatorio nei sinistri Rc auto, ma sono soggette a libera valutazione del giudice

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Una delle questioni più dibattute relative ai sinistri Rc auto, è il valore probatorio da attribuire al modulo C.A.I (o C.I.D) recante la sottoscrizione dei conducenti coinvolti nell’incidente. La legge disciplina il caso ponendo una presunzione semplice di colpa a carico di chi ammette la propria responsabilità nel sinistro, sottoscrivendo una dichiarazione (o meglio, una confessione).

Una norma contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private stabilisce che “Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

Le dichiarazioni rese e sottoscritte nel documento rappresentano una confessione stragiudiziale resa dal conducente responsabile (o dai conducenti responsabili, nel caso di sinistri Rc auto che coinvolgano più veicoli o nel caso di corresponsabilità negli incidenti fra due veicoli) che tuttavia, come la stessa legge ammette, possono essere messe in discussione qualora emergano elementi di contrasto. La norma che stabilisce il valore probatorio del modulo C.A.I introduce una presunzione semplice di colpa a carico del soggetto sottoscrivente, ma considerando che tale soggetto è diverso dall’assicuratore, nel tempo si sono susseguite diverse pronunce volte a stabilire l’effettivo ambito di operatività della disposizione.

Inizialmente la giurisprudenza ha affermato che la presunzione di responsabilità opera solo quando il modulo C.A.I. venga utilizzato dal danneggiato prima dell’instaurazione del giudizio. Nel caso opposto, ossia quando il C.A.I viene utilizzato nel corso del giudizio, “trattandosi di dichiarazioni rese da un soggetto diverso dall’assicuratore, sono liberamente apprezzabili dal giudice allo stesso modo delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo”.

La pronuncia più interessante e recente sul tema, è contenuta però in un’ordinanza della Corte di Cassazione Civile, nella quale i giudici hanno espresso un principio di diritto sul valore probatorio del modulo C.A.I. nei sinistri Rc auto.

I giudici dalla Cassazione hanno in qualche modo svuotato di significato la presunzione semplice che stabilisce la responsabilità del sottoscrivente fino a prova contraria, affermando che la confessione resa nel C.I.D. dal responsabile del sinistro e proprietario del veicolo non ha valore di piena prova nemmeno nei suoi confronti ma è soggetta in ogni caso alla libera valutazione del giudice [3], trovando applicazione in questi casi quanto disposto per la confessione nel litisconsorzio necessario [4]. In sintesi, il giudice di merito può liberamente valutare il valore probatorio da attribuire alla dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I, in particolare confrontando la confessione stragiudiziale con altri elementi probatori, quali le testimonianze, il verbale eventualmente redatto dalle Autorità, le registrazioni della scatola nera, le valutazioni tecniche formulate dai periti d’ufficio e di parte e il materiale audio-video a disposizione.

Tratto da: www.laleggepertutti.it

 

Incidenti: se la riparazione dell’auto è antieconomica, il risarcimento è ridotto

Se la riparazione dell’auto che ha subito un sinistro costa più del suo valore, il giudice riconoscerà al danneggiato un risarcimento pari al valore residuo del veicolo, ma non al costo delle riparazioni.   

 

Se la riparazione di un veicolo, coinvolto in un sinistro stradale, ha un costo superiore al suo valore di mercato, il proprietario dell’auto, in sede di risarcimento del danno, otterrà una somma pari al solo valore di mercato del veicolo.

 

Lo ha stabilito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Condannare il danneggiante al pagamento di una somma superiore al valore di mercato del mezzo rappresenta, secondo la Corte, una sanzione eccessivamente gravosaper l’assicurazione. In tali circostanze, allora, il giudice può riconoscere al danneggiato un risarcimento pari al valore di mercato del veicolo, ripristinando le proporzioni tra il danno subito e il giusto ristoro [2].

 

Sulla scorta di tali considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un uomo la cui auto era stata rottamata a seguito di un tamponamento, e il cui risarcimento era stato fissato in circa 2.000 euro, corrispondente al valore commerciale del veicolo. Vista la notevole differenza tra il valore commerciale del mezzo incidentato e il costo delle riparazioni necessarie, il giudice ha condannato il danneggiante al risarcimento di una somma equivalente al valore di mercato del bene.

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[1] Cass. ord. n. 24718 del 4.11.2013.

[2] Art. 2058 cod. civ., co. 2: “ […] il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente , se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”.

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Danno da fermo tecnico: basta l’auto in officina

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L’assicurazione risarcisce il danno per tutto il tempo che l’auto incidentata è stata dal meccanico e, in più, anche il danno “da ritardo” per aver allungato i tempi della liquidazione del sinistro.

Non è necessario dimostrare di aver noleggiato un’auto di riserva per vedersi risarcito, dopo un incidente stradale, il danno da fermo tecnico: è sufficiente la dimostrazione che l’auto è in officina. Lo afferma la Cassazione con una recente sentenza [1].

Il danno da fermo tecnico della vettura non ha bisogno di prova specifica: conta solo il fatto che il proprietario è stato privato del veicolo, a prescindere dall’uso effettivo cui è destinato. Del resto, è innegabile che anche quando l’auto è dal battilamiera il proprietario continua a pagare bollo auto e assicurazione; inoltre non potrà fare tutto a piedi, dovendo ricorrere a mezzi pubblici, taxi o passaggi di amici e parenti che, innegabilmente, sono situazioni più scomode rispetto all’auto personale.
Inoltre, a causa dell’incidente, il mezzo subisce sempre un deprezzamento.

È dalla sommatoria di tali elementi, dunque, che il giudice deve valutare il risarcimento del danno da fermo tecnico, senza dover pretendere prove specifiche dal conducente incidentato.

Non è corretta, dunque, l’impostazione di alcuni giudici secondo cui la richiesta di indennizzo per il fatto che l’auto è stata ferma in officina richiede una prova specifica: quella del fatto che il proprietario, in alternativa, abbia speso denaro per noleggiare un’altra vettura.

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La Suprema Corte, al contrario, ricorda come, in base a un costante orientamento della stessa Cassazione, il cosiddetto danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza d’una prova specifica; a tal fine rileva la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’ uso effettivo a cui esso era destinato.

Inoltre la sentenza precisa anche che va liquidato il “danno da ritardo”, quindi il danno da lucro cessante per il mancato pagamento delle somme dovute e liquidate a titolo di risarcimento del danno da parte dell’assicurazione.

[1] Cass. sent. n. 13215/15 del 26.06.2015.

Autore immagine: 123rf com

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Sinistro stradale: come farsi risarcire dall’assicurazione?

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Sinistro stradale? Il modulo di constatazione amichevole è solo il primo passo della trafila burocratica per chiedere il risarcimento alla compagnia assicuratrice.

Rimanere coinvolti in un incidente stradale è una delle più grande paure degli automobilisti: e non solo per i danni che possono derivare alla salute ma anche per la burocrazia a cui occorre far fronte per ottenere il risarcimento. In questa guida, cerchiamo proprio di spiegare passo per passo come muoversi a tal proposito.

Sinistro stradale: sporgere denuncia con il cid

La prima cosa da fare, indipendentemente dal fatto che si abbia torto o ragione, è sporgere denuncia entro tre giorni dalla data dell’incidente alla compagnia di assicurazioni: per farlo, occorre compilare e inviare il modulo blu [1], cioè la constatazione amichevole di incidente (meglio conosciuta come cid, disponibile presso qualsiasi compagnia assicuratrice), firmato dai conducenti dei veicoli coinvolti. In tale modulo, in sostanza, bisognerà riportare tutti i dati rilevanti relativi al sinistro, descrivendolo e indicando la targa dei veicoli coinvolti, i nomi degli assicurati e le rispettive compagnie di assicurazione, se ci sono feriti, testimoni e se sono intervenuti Carabinieri o Polizia.
Il modulo blu permette di avere in un unico documento una visione completa e definita della scena del sinistro, con indicazione della dinamica con la quale si è verificato.

Sinistro stradale: cosa si intende per risarcimento diretto?

Il conducente che è dalla parte della ragione può ottenere il risarcimento diretto dalla sua compagnia assicurativa entro tre mesi. Il vantaggio di questa procedura consiste nel fatto che garantisce l’indennizzo in tempi contenuti, inviando una richiesta di risarcimento alla propria assicurazione contenente una serie di informazioni per gestire il sinistro stesso. Attenzione, però: la procedura in questione non può essere attivata sempre ma solo quando l’incidente non coinvolge:
più di due veicoli (si pensi ai c.d. tamponamenti a catena);
un veicolo non regolarmente assicurato;
un veicolo non immatricolato in Italia;
un veicolo che non appartiene alla categoria dei veicoli a motore;
un pedone, un ciclista o un bene immobile (si pensi all’ipotesi del conducente che, perdendo il controllo, vada a sfondare la vetrina di un negozio);
un veicolo speciale;
una macchina agricola.
Inoltre, la procedura di indennizzo diretto non può essere attivata quando:
non c’è stato un impatto tra i due veicoli;
dall’incidente sono derivate gravi lesioni che portano ad una invalidità permanente superiore al 9% (macrolesioni): ad esempio, si può chiedere tale forma di risarcimento in presenza del classico colpo di frusta.

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Come in parte anticipato, il solo cid, in questo caso, non è sufficiente; bisogna inviare una richiesta formale alla compagnia di assicurazioni via raccomandata A/R oppure via fax, telegramma o, quando il contratto lo prevede, via e-mal, contenente una serie di informazioni necessarie per definire la pratica rapidamente:
il nominativo del soggetto che ha diritto al risarcimento;
il luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili (per non meno di cinque giorni non festivi) per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno;
le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro;
la dinamica dell’incidente;
il codice fiscale del danneggiato (o dei soggetti che hanno diritto al risarcimento);
l’età, l’attività e il reddito del danneggiato;
l’entità delle lesioni subite;
l’attestazione medica che dimostri l’avvenuta guarigione;
una dichiarazione attestante che il danneggiato non ha diritto ad alcuna prestazione da parte di istituti previdenziali (come ad esempio l’Inail) o che specifici di quali prestazioni il danneggiato può beneficiare;
lo stato di famiglia della vittima in caso di incidente mortale;
se sono intervenute delle autorità di pubblica sicurezza (Carabinieri o Polizia, ad esempio) e se hanno redatto un verbale;
se sono intervenuti dei medici o dei sanitari, indicando a quale struttura sanitaria appartenevano.

Una volta fatto questo, entro 60 giorni o 30 giorni (a seconda che il modulo blu sia stato firmato o meno da entrambe le parti), la compagnia dovrà fare l’offerta di risarcimento per i danni materiali, mentre per i danni fisici a conducente o passeggeri l’offerta di risarcimento deve essere fatta entro 90 giorni. A fronte della formulazione dell’offerta, possono verificarsi differenti ipotesi:
il danneggiato dichiara di accettare l’offerta. In tal caso, la compagnia deve procedere al pagamento entro 15 giorni dal momento in cui riceve l’accettazione;
il danneggiato dichiara di non accettare l’offerta: come nel caso precedente, anche stavolta, la compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni. Tuttavia, questa somma non è definitiva ma viene considerata un anticipo rispetto al risarcimento complessivo;
l’offerta perviene ma il danneggiato non si pronuncia entro 30 giorni: vale quanto detto al punto 2.

Sinistro stradale: quando attivare la procedura ordinaria?

Se l’incidente ha coinvolto più di due automobili e le ferite riportate dai conducenti o dai passeggeri sono gravi (e, comunque, in tutti i casi in cui non si può chiedere l’indennizzo diretto e, quindi: incidente a tre o più veicoli, incidente con veicolo non assicurato, incidente con veicolo non immatricolato in Italia, incidente con veicolo non a motore, incidente con pedone, incidente con feriti che riportano lesioni superiori ai nove punti percentuali d’invalidità permanente, incidenti senza scontro tra veicoli, incidenti con veicoli agricoli o speciali), non resta che attivare la procedura ordinaria, consegnando il cid alla propria compagnia. La richiesta di risarcimento, invece, deve essere inviata alla residenza dell’altro conducente e, possibilmente, anche alla sua compagnia di assicurazioni. È fondamentale che contenga i seguenti dati:

per danni a cose:
nomi e recapiti degli assicurati;
targhe dei veicolo coinvolti;
denominazione delle rispettive compagnie;
descrizione delle circostanze e delle modalità del sinistro;
generalità e recapiti di eventuali testimoni;
indicazione dell’eventuale autorità intervenuta (Polizia Stradale, Municipale, Carabinieri);
luogo, giorni e ore in cui il veicolo danneggiato è disponibile per la perizia di accertamento dell’entità del danno;
codice fiscale dell’avente diritto al risarcimento;
copia del modulo blu compilata e firmata a firma singola o congiunta.
Per i danni a persona:
età, attività e reddito del danneggiato;
codice fiscale dell’avente diritto al risarcimento;
entità delle lesioni subite;
dichiarazione relativa a prestazioni erogate da istituti di assicurazione sociale obbligatoria e attestazione medica comprovante eventuali postumi;
eventuale certificato di morte;
copia del modulo blu qualora presente.

Per quanto riguarda i tempi di risarcimento, la compagnia di controparte, una volta ricevuta la richiesta, procede con la nomina di un eventuale perito per l’accertamento del danno al veicolo. Successivamente, formula un’offerta entro:
30 giorni dalla data di ricezione della richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R ed alla quale sia stato allegato il modulo blu firmato da entrambi i conducenti, per danni ai veicoli o alle cose;
60 giorni dalla data di ricezione della richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R, nel caso in cui il modulo blu non sia stato allegato;
90 giorni dalla data di ricezione della prima richiesta danni inviata tramite raccomandata A/R per danni a persona là ove prodotta tutta la documentazione richiesta.

Sinistro stradale: come calcolare il risarcimento

Calcolare l’entità del risarcimento non è un’operazione così semplice: negli ultimi anni, in particolare, se – da un lato – i premi assicurativi sono meno costosi, dall’altro anche l’ammontare degli indennizzi è diminuito in quanto le basi di calcolo per ogni punto di invalidità sono state ridotte da 795,91 euro a 674,78 euro, con la conseguenze che la vittima del sinistro percepirà il 15% in meno e il danno morale non costituisce più una voce autonomamente risarcibile ma rientra nel più ampio danno non patrimoniale. Che significa? Che le compagnie di assicurazione risparmiano fino al 40% per i danni lievi e fino a 500mila euro per quelli gravi.

Sinistro stradale: fac-simile lettera per la procedura ordinaria

Richiesta di risarcimento danni procedura ordinaria

Mittente:
Nome e Cognome
Indirizzo
Tel.

Nome della Compagnia d’assicurazione del responsabile del sinistro
Indirizzo
Nome e cognome del proprietario del veicolo responsabile del sinistro
Indirizzo

Raccomandata a/r

Oggetto: Richiesta di risarcimento ai sensi degli articoli 145 e 148 del Codice delle Assicurazioni private (d. lgs. n. 209 del 07.09.2005)

Io sottoscritto ….codice fiscale…. nato a … il… con la presente inoltro formale richiesta danni per il sinistro avvenuto in data … a (luogo)… tra il veicolo di mia proprietà targato … ed il veicolo presso di voi assicurato con polizza n. … targato … e di proprietà di …

Descrizione del sinistro con rimando alla copia del modulo blu allegato

Sul luogo del sinistro è intervenuta l’autorità di (es. Carabinieri di …) che ha redatto verbale.

Vi informo che il mio veicolo è a disposizione per la valutazione dei danni subiti al seguente indirizzo: … nei seguenti giorni… alle ore …
A seguito del sinistro ho riportato anche lesioni fisiche come da documentazione allegata.

Il mio reddito ammonta a….

Dichiaro ex art. 142 Codice delle Assicurazioni di avere /non avere diritto a prestazioni da parte di enti gestori di assicurazioni sociali obbligatorie.

Distinti saluti

In caso di mancato riscontro nei termini di legge, provvederò alla tutela dei miei diritti nelle sedi competenti

Distinti saluti.

Firma

Allegati:
Copia modulo blu
Documentazione medica delle lesioni fisiche (es. verbale del pronto soccorso; visite specialistiche; ricette e spese medicinali; eventuale perizia medico legale e eventuale fattura)
Preventivo riparazione veicolo
Documentazione attestante il proprio reddito (solo se vi sono danni fisici)

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