7 Consigli per aiutarti a guarire dal dolore causato da incidenti stradali

Hai avuto recentemente un incidente stradale?

Non sei solo.

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Ogni anno migliaia di persone subiscono ferite o disabilità a causa di incidenti automobilistici. Molte di queste lottano con il dolore cronico per molti anni dopo l’incidente stesso.

Anche dopo riepetuti trattamenti fisioterapici e antidolorifici, potresti sentirti come se non ti riprendessi mai.

Tuttavia, è possibile risolvere il dolore da incidente automobilistico in vari modi. La gestione efficace dei sintomi può garantire spesso il recupero quasi completo del proprio benessere fisico.

1. Ottieni una valutazione medica completa

Se non lo hai già fatto, consulta immediatamente un medico per ottenere una valutazione. Una valutazione completa è il modo migliore per capire che cosa causa il dolore  e cosa puoi fare per curarlo.

Molte persone che subiscono incidenti automobilistici subiscono danni  che potrebbero non avvertire al momento dell’incidente. I dolori fisici possono apparire settimane, mesi o persino anni dopo una collisione.

Il colpo di frusta, ad esempio, è una di queste condizioni subdole che potrebbe non essere immediatamente evidente.

Anche se hai avuto l’incidente diversi giorni fa, parla con il tuo medico. Richiedi radiografie e risonanze per accertarti di aver identificato tutte le fonti di dolore.

2. Documenta i tuoi sintomi

È essenziale costruire una sana consapevolezza del proprio dolore da incidente automobilistico. Se si verificano dei cambiamenti nei sintomi, potrebbe essere necessario tornare dal medico per ulteriori aiuti.

Tieni un semplice diario dei tuoi sintomi non appena sono evidenti per te. Sii il più specifico possibile, annotando le differenze, la gravità del dolore e il sito del dolore stesso.

Questa documentazione può anche essere utile per scopi assicurativi o legali, se applicabile. 

Il tuo medico apprezzerà anche la tua diligenza nel registrare il tuo dolore da incidente d’auto.

3. Creare una rete di supporto

È facile sentirsi isolati dopo un incidente automobilistico. Infatti, anche se non sei attualmente in stato di shock fisico a seguito di una collisione, il tuo sistema nervoso potrebbe benissimo esserlo.

Molti superstiti di incidenti stradali hanno difficoltà a gestire il dolore del trauma psicologico in seguito all’incidente. A volte i loro corpi rimangono in modalità “lotta o fuga” permanente, attivando gli ormoni dello stress e inibendo il riposo significativo.

In questo caso, è importante creare una rete di supporto su cui fare affidamento mentre si sperimenta il proprio percorso di guarigione.

Comunicare con amici e familiari sulla tua esperienza. Fai sapere loro come possono sostenerti mentre ti riprendi dall’incidente.

Il medico può anche consigliarti strumenti di supporto fisico, come la terapia fisica.

4. Persegui la psicoterapia

Un incidente automobilistico è un’esperienza profondamente traumatica. I suoi particolari possono essere innestati sulla coscienza di un individuo. Alcune persone trovano difficile guidare mentre si sottopongono a un recupero in caso di incidente stradale.

Altri possono sviluppare il Disturbo Post Traumatico da Stress , una condizione che emerge in seguito a un trauma grave.

Se stai lottando per gestire emotivamente il tuo dolore da incidente automobilistico, considera la possibilità di perseguire la psicoterapia. Un consulente o terapeuta dedicato può darti gli strumenti necessari per recuperare mentalmente dal tuo incidente.

5. Prova la medicina alternativa

Esistono molte modalità di guarigione alternative per aiutare le persone a riprendersi dagli incidenti automobilistici. Sono progettati per assistere le persone con tutti i tipi di dolore cronico, trauma emotivo, affaticamento post-incidente e altro ancora.

Oltre il 38% degli americani si affida a una medicina alternativa di qualche tipo per trattare vari disturbi e condizioni.

Se cerchi qualcosa per integrare un regime di terapia fisica, o non vuoi più prendere  antidolorifici, prendi in considerazione la medicina alternativa.

L’agopuntura, ad esempio, è un’antica pratica cinese che ha trattato efficacemente tutti i tipi di dolore corporeo da secoli. È anche l’ideale per i sopravvissuti agli incidenti che si stanno riprendendo da un trauma emotivo.

L’acutonica, che  attraverso vibrazioni e suoni, ha avuto un’influenza positiva simile nei recuperi individuali.

Potresti anche voler provare l’aromaterapia, che usa il potere del profumo per influenzare l’esperienza fisica ed emotiva.

Altre modalità di esperienza includono medicina ayurvedica, riflessologia e digitopressione.

6. Riposo

Potresti essere tentato di riprendere immediatamente le tue attività dopo un incidente d’auto. 

Dopo tutto, hai un lavoro, una famiglia da gestire o un progetto da completare.

È del tutto naturale voler tornare alla tua vita normale dopo un incidente traumatico. Tuttavia, è essenziale dare al tuo corpo il tempo di riposare.

Ciò significa recuperare il sonno profondo, stare lontano da duro allenamento o sollevamento pesi e mettere in attesa quei progetti. Può significare prendersela comoda al lavoro o usare qualche giorno di malattia per restare a casa.

Il sonno è fondamentale quando si tratta del tipo di guarigione di cui hai bisogno dopo un incidente. Il sonno è quando il tuo corpo ripara i tessuti, ricicla le cellule e costruisce la propria immunità.

Non sacrificare il riposo per il piacere di stare al passo con la tua vita. Resta a casa e dormi!

7. Idrata

Mantenere alti livelli di idratazione. Quando il tuo corpo è in modalità di recupero, ha bisogno di tutto il supporto nutritivo che può ottenere.

Gestione del dolore da incidente automobilistico

C’è una soluzione al tuo dolore per incidente d’auto, indipendentemente dalla sua gravità. In seguito a qualsiasi incidente, richiedi immediatamente una valutazione medica. Documenta i sintomi che si verificano in modo da poter identificare le giuste soluzioni per la gestione del dolore.

Riposati in abbondanza Idrata il tuo corpo e aumenta l’assunzione di vitamine per accelerare il processo di recupero. Non esitare a cercare la psicoterapia e le medicine alternative.

Se segui questi suggerimenti oggi, sarai sulla strada del pieno recupero in poco tempo!

Tratto da

FloridaIndependent.com 

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Risarcimento danno alla persona

La tutela della persona, nel nostro sistema legale, è uno degli ambiti principali di protezione previsti. Nel corso del tempo, e dell’evoluzione non soltanto della società e della cultura ma anche del diritto stesso, il concetto di persona e di protezione dell’individuo si è modificato ed allargato, andando a coprire aspetti che un tempo non sarebbe nemmeno stato possibile immaginare.8-tips-to-help-you-heal-from-car-accident-pain

I danni alla persona possono essere di diverso tipo, in quanto il concetto stesso di persona comprende una molteplicità di aspetti differenti a seconda del contesto nel quale si esprimono. Ogni individuo infatti ha una proiezione della propria persona, ed esprime la sua personalità in tantissimi ambiti, dalla famiglia, alla scuola all’ambito lavorativo – professionale nel quale si è inserito da adulto, senza contare la vita sociale e affettiva. Pertanto i potenziali danni che possono essere causati ad un individuo coprono tantissimi ambiti, e nel nostro sistema giuridico vengono tutelati attraverso un apposito sistema di responsabilità extracontrattuale, che prevede un risarcimento del danno alla persona.

Con la categoria di danno alla persona ci si riferisce a quei danni, di differente natura, che possono essere cagionati ad un essere umano. Si tratta quindi in sostanza di un insieme di possibili lesioni, causate ad un’altra persona, e che possono andare ad incidere tutte le sfere dell’individuo. Parlare di danno alla persona significa ampliare notevolmente l’ambito – e conseguentemente la tutela – risarcitoria, in quanto i diritti facenti capo alla persona nel nostro ordinamento sono molteplici e molto diversi fra loro. I diritti della personalità, infatti, per citarne alcuni, comprendono il diritto all’integrità psicofisica, al nome, alla riservatezza, all’identità personale, all’onore e alla reputazione, all’immagine, alla sessualità e all’autodeterminazione terapeutica. In quanto diritti soggettivi assoluti, facenti capo all’individuo, non sono cedibili, trasmissibili o pignorabili. Esistono dunque differenti tipologie di danni alla persona, a seconda del bene giuridico che è stato leso.

Nel nostro sistema legale i danni possono essere principalmente suddivisi in due macrocategorie di danno: danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Il danno patrimoniale è quello che ha causato al soggetto leso un danno di natura economicofinanziaria, e può concretizzarsi a sua volta nelle due forme di danno emergente (non si è stati pagati per una prestazione lavorativa; l’inquilino della casa di mia proprietà che ho dato in locazione è inadempiente nel pagamento del canone mensile) e lucro cessante (ad esempio perdita di un’occasione lavorativa). Il danno non patrimoniale ha invece ad oggetto la lesione di un diritto immateriale, quindi non fisicamente toccabile, ma che riguarda in ogni caso un diritto costituzionalmente tutelato. Si tratta quindi proprio dei diritti della personalità, in qualunque manifestazione si siano espressi e qualsiasi lesione il soggetto abbia subito.

Il risarcimento del danno alla persona – sia sotto il profilo biologico, morale che esitenziale,  è previsto dal nostro ordinamento quale risarcimento del danno non patrimoniale, disciplinato da uno specifico articolo del nostro codice civile . Tra i danni alla persona rientra anzitutto il danno biologico, cioè il danno causato all’integrità psico-fisica della persona, con conseguenze quindi sulla salute sia fisica che mentale. Il danno morale, invece, è quel danno che ha comportato una sofferenza in capo alla persona, verificatasi durante la commissione da parte di qualcun altro di un atto illecito o a causa dell’illecito stesso. Bisogna inoltre considerare l’eventuale causazione di un danno esistenziale, cioè il danno che ha implicato delle conseguenze lesive alla persona danneggiata dal punto di vista delle sue abitudini di vita. Si tratta in definitiva di un danno che ha inciso sulla dimensione della vita di relazione del singolo, modificando la sua esistenza (da qui il nome di danno esistenziale), a causa di un reato o della lesione di un bene giuridico inviolabile della persona, tutelato dalla costituzione.

Dal punto di vista strettamente giuridico, tutte e tre queste tipologie di danno (biologico, morale ed esistenziale) rientrano nella categoria generale del danno non patrimoniale, per le quali è possibile chiedere un risarcimento del danno (che va provato in corso di giudizio, assieme al nesso causale fra danno e lesione) e vengono liquidate (cioè riconosciute attraverso un ristoro economnico) dal giudice in corso di causa conteggiandole unitariamente come un solo tipo di danno, che però in concreto viene poi eventualmente risarcito considerando le singole voci separatamente, a seconda di quali conseguenze lesive sono state riportate dal danneggiato e di quali beni giuridici siano stati lesi (salute, onore, diritti fondamentali della personalità).

Danno alla persona: la prova del danno non patrimoniale
Un aspetto da non trascurare e che spesso viene sottovalutato riguarda la necessità che il danno non patrimoniale possa essere provato in concreto. Da un punto di vista legale, infatti, lamentare di aver subito una lesione di un bene giuridico rilevante, tutelato dal nostro ordinamento, potrebbe non assumere rilevanza – e quindi, in concreto per il nostro discorso, non essere risarcibile – se non ha causato delle conseguenze concrete, effettive e verificabili. Questo perchè anche il danno non patrimoniale, e pertanto il danno alla persona, rientra nella categoria di quelli che sono definiti danni conseguenza. I danni conseguenza sono quelle tipologie di danno che hanno causato, appunto, delle conseguenze sulla persona che li ha subiti, e che devono essere verificabili affinchè si possa ottenere un risarcimento. L’insorgere di una patologia medica, una diagnosi di depressione o il verificarsi di concreti cambiamenti di stile di vita, con conseguenze magari anche sul luogo di lavoro: il danno alla persona deve concretizzarsi in una effettiva lesione, che solo se realizzatasi può essere documentata (certificati di strutture ospedaliere, referti di medici specialisti, psicologi e psicoterapeuti) e quindi, in definitiva provata in corso di causa. Questo perchè il danno non può essere solo lamentato dalla vittima, ma deve essersi estrinsecato materialmente in una conseguenza che abbia inciso sulla vita della persona danneggiata, andando a causare dei cambiamenti concreti che possano essere provati.

Tratto da laleggepertutti.it

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Libretto di circolazione, sempre in vigore la registrazione dei conducenti non intestatari

Ancora valida la norma che obbliga ad annotare sulla carta di circolazione i conducenti diversi dal proprietario. Il provvedimento è contenuto nell’articolo 94, comma 4-bis, del Codice della Strada approvato nel lontano 2010, ma entrato in vigore solo il 3 novembre del 2014 a causa della ritardata emanazione del regolamento che ne specifica i limiti di applicabilità.libretto20circolazione1

Registrazione solo per usi superiori ai 30 giorni

La norma chiarisce che il periodo di utilizzo deve essere superiore a trenta giorni, escludendo tutti gli usi occasionali di una vettura altrui. Tuttavia, difficilmente l’automobilista potrà essere multato se viene colto alla guida di un veicolo intestato a un parente o a un amico, in quanto non è dimostrabile la locazione gratuita, vista l’assenza di un atto formale.

La registrazione obbligatoria non riguarda i figli che guidano l’auto dei propri genitori: allo stesso modo sono esclusi tutti i familiari che risiedono allo stesso indirizzo e che convivono con l’intestatario dell’automobile. Ancora, la disposizione non si applica a chi è iscritto all’albo degli autotrasportatori, ai tassisti, ai conducenti di autobus e ai guidatori di auto che rientrano in modalità NCC (Noleggio Con Conducente).

A chi spetta l’obbligo

A essere interessate alla registrazione del conducente sono principalmente le società di autonoleggio, le vetture aziendali, le auto di rappresentanza e i veicoli in comodato d’uso. A questi si aggiungono alcuni casi più specifici, come i mezzi messi a disposizione della pubblica amministrazione dopo una sentenza giudiziaria e quelli di proprietà dei minorenni non emancipati.

Una norma non retroattiva

Il regolamento chiarisce che non c’è alcun obbligo di registrazione per chi dispone di un’automobile non di proprietà prima del novembre 2014. Dunque, si deve disciplinare solo ciò che è accaduto dopo quella data.

E chi non si mette in regola?

L’annotazione del guidatore aiuta a fare maggiore chiarezza nell’ambito dei mezzi aziendali o intestati a prestanome. La procedura da seguire per registrare l’utilizzatore è semplice: può essere effettuata presso una qualsiasi agenzia di pratiche auto o al Dipartimento dei Trasporti della Motorizzazione e ha un costo di poche decine di euro. In caso di mancata annotazione, verrà inflitta una multa che varia dai 705 ai 3.526 euro, alla quale si aggiungerà il ritiro del libretto. Ricordiamo che l’apposizione del tagliandino di utilizzatore sulla carta di circolazione non comporta variazioni per quanto riguarda il pagamento della polizza assicurativa.

Tratto da segugio.it

Coinvolti in un sinistro stradale? Ecco cosa fare

Uno dei pericoli a cui sono esposti tutti gli automobilisti è quello di essere coinvolti in un incidente stradale. L’evento non è poi così inusuale, visto che nel 2017 si sono verificati circa 72 mila sinistri, ma la notizia incoraggiante è che negli ultimi anni la tecnologia automobilistica ha dotato le vetture di livelli molto più alti di protezione nei confronti dei passeggeri.800x533_depositphotos_36839463_original

Come comportarsi dopo l’incidente?
Un consiglio utile da seguire, qualora si dovesse essere vittime di un incidente, è in prima battuta di mantenere la calma e accertarsi che tutti gli occupanti dei veicoli non abbiano subito danni fisici. In queste situazioni inoltre è sempre bene evitare discussioni molto accese o litigi e spiegare con calma le proprie ragioni.

In un incidente con gravi danni alle cose o alle persone, i veicoli non devono essere spostati. È importante chiamare subito le Forze dell’Ordine e cercare di mettere in sicurezza il luogo della collisione in modo da segnalare il pericolo agli altri automobilisti. Per sinistri più lievi è invece vietato ostruire il flusso del traffico, in quanto eventuali intralci alla circolazione potranno essere puniti con una multa fino a 155 euro.

Importante compilare il CAI
Dopo un incidente si deve sempre redigere il modulo blu di constatazione amichevole (CAI). Le informazioni da riportare riguardano le generalità degli automobilisti, i dati sul veicolo e i riferimenti della polizza assicurativa, oltre a un semplice schizzo della dinamica del sinistro indicando i punti della collisione. La procedura va seguita non tanto per stabilire la colpa del sinistro, ma per spiegare e mettere per iscritto quanto accaduto. È consigliabile non firmare il modulo se non si è d’accordo sulla versione dei fatti con l’altro guidatore, magari compilando anche due constatazioni separate.

Importante è anche individuare possibili testimoni, visto che in un’eventuale processo possono risultare decisivi. Con l’approvazione del Ddl concorrenza c’è l’obbligo di indicarli sin dalla denuncia di sinistro o dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa. In più, se la persona ha testimoniato in almeno tre cause per incidenti stradali, il giudice trasmetterà il suo nominativo alla Procura della Repubblica per accertamenti relativi al reato di falsa testimonianza.

Ricordiamo che per l’indennizzo il danneggiato può usufruire della procedura di risarcimento diretto, che permette di rivolgersi direttamente alla propria compagnia al fine di snellire e velocizzare il procedimento. L’iter potrà essere seguito se i veicoli coinvolti sono stati identificati (nonché immatricolati in Italia e con una polizza assicurativa in essere) e se le eventuali lesioni riportate sono considerate lievi (non devono superare la soglia del 9% di permanente invalidità).

Qualora l’incidente sia provocato da un veicolo con targa estera, la competenza del sinistro spetta all’Ufficio Centrale Italiano (UCI), al quale l’altro automobilista dovrà presentare la propria richiesta di risarcimento. Sarà compito dell’UCI contattare la compagnia estera, che a sua volta si avvarrà di una società assicuratrice italiana a cui affidare l’analisi del sinistro.

E se l’auto è senza assicurazione?
Nel caso in cui l’altro mezzo sia sprovvisto di una regolare copertura assicurativa, sarà necessario far intervenire le Forze dell’Ordine: il verbale redatto sarà infatti fondamentale per l’eventuale richiesta del danneggiato al Fondo Vittime della Strada.  Le vetture senza assicurazione sono un fenomeno molto diffuso in Italia, visto che interessa circa 5 milioni di veicoli. Il problema è spesso da attribuire a circostanze di natura economica: sono tanti i proprietari di auto che fanno fatica a mettersi in regola, soprattutto chi è in possesso di un mezzo datato e di grossa cilindrata.

Tratto da segugio.it

Nel 2017 meno sinistri sulle strade italiane

Arrivano dall’Istat gli ultimi numeri rilevati in tema di incidenti stradali, una statistica che fa comprendere ai cittadini quanto sia fondamentale prestare attenzione sulle vie di comunicazione italiane.

La buona notizia è che nel 2017 si è verificato un calo dei sinistri rispetto all’anno precedente, 174.933 episodi, anche se la cifra resta allarmante.800x532_depositphotos_7960116_xl-2015

Il numero dei decessi è tornato a crescere rispetto al 2016 (+2,9%), anno in cui invece si era registrata una netta flessione: sono in aumento i pedoni (600, +5,3%) e soprattutto i motociclisti (735, +11,9%) mentre risultano pressoché stabili gli automobilisti (1.464, -0,4%). Sull’aumento del numero di morti in Italia incide soprattutto il dato registrato per le autostrade e le strade extraurbane, rispettivamente +8,0% e +4,5% sull’anno precedente.

Secondo l’ASAPS, il trend sfavorevole è da attribuire a una serie di fattori, come la diminuzione costante delle pattuglie sulle strade o la messa sotto accusa di tutti gli strumenti di controllo della velocità, dagli autovelox fino ai tutor, spenti da una sentenza della magistratura per via della questione legata alla registrazione del brevetto. A questo si deve aggiungere la scarsa manutenzione di molte strade, il cui stato le rende pericolose soprattutto per le moto.

Le cause principali di incidenti

Rispetto al 2016 i feriti registrano una lieve diminuzione dello 0,5%. Stabile il numero dei feriti gravi, 17.309, valore pressoché analogo a quello del 2016 (-0,1%). Tra i comportamenti errati più frequenti vi sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso del telefono cellulare alla guida, ora in calo dell’8% ma comunque un problema molto serio, che richiederebbe un forte sistema di contrasto.

In Friuli-Venezia Giulia scattano i controlli sui telefonini

Attualmente la normativa sull’uso dello smartphone alla guida è meno stringente di quanto si potesse sperare, visto la tramontata ipotesi di ritirare la patente già alla prima infrazione.

Tuttavia, qualcosa sta per cambiare nell’accertamento della violazione. Nel Friuli ad esempio le Forze dell’Ordine possono controllare lo smartphone della persona al volante dopo un sinistro grave, un’azione che ha come fine principale quello di scoprire se il conducente lo ha utilizzato negli attimi precedenti allo scontro. Al momento del controllo – di cui abbiamo recentemente parlato nella news “Niente ritiro immediato della patente per chi usa il cellulare alla guida” – l’automobilista o il centauro sarà autorizzato a far intervenire un avvocato, purché il professionista sia prontamente reperibile. Le Forze di Polizia dovranno verificare se l’orario relativo alle telefonate e ai messaggi su una chat sono compatibili con il momento in cui è avvenuto l’incidente. In caso di controllo negativo dovranno riconsegnare lo smartphone al proprietario, altrimenti si procederà al sequestro dell’apparecchio e in seguito all’applicazione delle sanzioni.

Al via la campagna per la sicurezza dei bimbi in auto

Non dimentichiamo che tra le vittime e i feriti degli incidenti ci sono anche i passeggeri più piccoli, che spesso non sono protetti a dovere. A tal proposito, è utile ricordare l’iniziativa “Bimbi in auto: vision zero”, promossa dai Ministeri della Salute, dei Trasporti e degli Interni. Il progetto, presentato lo scorso 25 luglio, parte dalla consapevolezza delle centinaia di bimbi che perdono la vita o riportano lesioni anche gravi a seguito dei sinistri stradali. In gran parte dei casi la causa di questi infortuni è il mancato o errato utilizzo dei seggiolini per i più piccoli e delle cinture di sicurezza per i ragazzini più grandi. Il fine principale della campagna è di dare informazioni più precise sul corretto uso dei dispositivi di ritenuta ai genitori e a tutti coloro che, a vario titolo, viaggiano in auto con dei bambini.

Come comportarsi dopo un incidente stradale?

Un consiglio utile da seguire qualora si dovesse essere vittime di un sinistro è in prima battuta di mantenere la calma e accertarsi che tutti gli occupanti dei veicoli non abbiano subito danni fisici. In queste situazioni inoltre è sempre bene evitare discussioni molto accese o litigi e spiegare con calma le proprie ragioni. In un incidente con gravi danni alle cose o alle persone, i veicoli non devono essere spostati. Per sinistri più lievi è invece vietato ostruire il flusso del traffico, in quanto eventuali intralci alla circolazione potranno essere puniti con una multa fino a 155 euro. Dopo un incidente si deve sempre redigere il modulo blu di constatazione amichevole (CAI), individuare possibili testimoni e nel caso in cui l’altro mezzo sia sprovvisto di una regolare copertura assicurativa, far intervenire le Forze dell’Ordine.

tratto da segugio.it

Genitori al volante, più sicurezza e attenzione

Il grande nemico rimane il cellulare

I neo genitori che si mettono al volante si preoccupano per la sicurezza dei propri figli e modificano, in gran parte, lo stile di guida. Certi vizi, però, non li perdono. E’ il quadro tracciato dalla ricerca di AutoScout24 che ha analizzato le abitudini degli italiani al volante con a bordo baby passeggeri, sotto i 12 anni, evidenziando come cambia, per un genitore, il rapporto con la guida dopo la nascita del primo figlio. Un motivo in più, oltre all’occhio attento all’rc auto, per essere ancora più prudenti. La ricerca mette in risalto come, dopo essere diventati genitori, oltre la metà dei guidatori ammette di avere modificato lo stile di guida. In generale, tutti sono passati dall’essere spericolati (33%) oppure rilassati (30%) senza figli, all’essere attenti e prudenti (60%) se in auto con i bambini.

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Sicurezza maggiore se c’è il figlio. Eppure il cellulare… In dettaglio, i genitori con a bordo i figli cercano di evitare le distrazioni (41%), cercano di non correre (36%) e di rispettare il codice stradale (27%). Eppure, nonostante questo, i neo genitori mantengono alcuni difetti. Uno su tutti, non percepire come minaccia prioritaria l’uso del cellulare, visto che soltanto il 20% dichiara di aver smesso di utilizzarlo in presenza dei figli, e nemmeno bere alcolici (18%). Ancora meno viene percepito come pericoloso in presenza dei figli in macchina litigare con gli altri conducenti (16%) oppure ascoltare musica ad alto volume (11%).

Mamma o papà alla guida, fiducia totale. Tutti, comunque, quando guidano con il figlio in auto, si fidano del proprio partner. L’85% dei neo genitori, infatti, dice di fidarsi ciecamente, indipendentemente dal fatto che alla guida ci sia un uomo oppure una donna, sfatando il luogo comune che vede il gentil sesso discriminato.

Il 65% dei neogenitori usa l’auto per portare i figli all’asilo o a scuola. Secondo la ricerca, analizzando il rapporto genitori-figli e il tempo trascorso in auto insieme, emerge che il 65% usa l’auto per portare i figli all’asilo o a scuola. Ad accompagnarli sono soprattutto i papà, che costituiscono il 54% degli autisti contro il 16% delle mamme e il 6% dei nonni. In ogni spostamento risulta essere sempre presente la musica, per il 23% musica italiana e per il 20% pop.

Station wagon o SUV, per l’arrivo dell’erede. L’arrivo di un figlio, secondo la ricerca, obbliga il 40% dei neogenitori a sostituire o comprare un’auto nuova. Nel 66% dei casi si passa a una station wagon o a un SUV, considerati i modelli giusti per le famiglie. L’auto ideale per un genitore deve avere un bagagliaio capiente (35%), interni spaziosi (25%) e soltanto in un secondo momento deve possedere sistemi di sicurezza innovativi (21%).

L’auto è una culla per il 60% dei neogenitori. Dalla ricerca di autoscout24 emergono anche alcuni dati curiosi. Uno su tutti è quello che l’auto non è sempre solo un mezzo di trasporto, visto che per alcuni neogenitori è…. una culla. Secondo la ricerca, infatti, visto che un neo genitore trascorre, accumulando i minuti e le ore, 14 giorni all’anno nel tentativo di far addormentare il proprio bambino, il 60% dei neogenitori ammette che, invece di cullarlo in casa, di leggergli una storia o di fargli ascoltare della musica, va in macchina mette in moto e fa un giro. Questo perché, pare, il movimento dell’auto ha un effetto calmante sui bimbi più irrequieti.

Tratto da facile.it

Incidente all’estero: come farsi risarcire?

Chi trascorre le vacanze fuori dai confini nazionali viaggiando con la propria auto deve mettere in conto eventuali inconvenienti che possono derivare da un incidente stradale.

Come comportarsi in questo caso? Secondo la direttiva 2009/103/CE e il Codice delle Assicurazioni Private, il sinistro avvenuto in uno dei Paesi che fanno parte del Sistema Economico Europeo (SEE, che comprende i 28 Stati membri dell’UE, più il Liechtenstein, l’Islanda e la Norvegia), in Svizzera o in uno Stato che accetta la Carta verde, potrà essere gestito dall’assicurato una volta tornato in Italia.63387-ct480x3201

La procedura di risarcimento in uno Stato appartenente al SEE

La prima cosa da fare dopo l’incidente è annotare i dati identificativi del mezzo che ha causato il sinistro (soprattutto il numero di targa) e possibilmente scattare una foto che attesti il danno subito. Inoltre, sarà fondamentale procedere con la compilazione del modulo blu di constatazione amichevole (CID), controllando la corrispondenza tra i campi del nostro modulo e quello del guidatore straniero.

Una volta rientrato in Italia, l’assicurato dovrà rivolgersi al Centro d’informazione italiano della CONSAP (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) per conoscere il nome dell’impresa assicuratrice estera e del mandatario con cui prendere contatti ai fini della gestione e liquidazione del sinistro. Il referente estero, una volta ricevuta la richiesta di risarcimento, avrà un periodo massimo di tre mesi per comunicare all’assicurato italiano l’offerta di idennizzo o i motivi per i quali ritiene di non dover risarcire.

Il danneggiato che non riceve una risposta motivata entro i 90 giorni, può presentare domanda di risarcimento all’Organismo di indennizzo italiano della CONSAP. Nell’istanza devono essere indicate la data, l’ora e il Paese in cui si è verificato l’incidente, la targa del veicolo responsabile, lo Stato in cui quest’ultimo è stato immatricolato e la copia del documento d’identità del danneggiato italiano.

Il caso della Svizzera

La situazione è in parte diversa se l’incidente avviene in questo Paese o se la colpa è di un veicolo immatricolato e assicurato nella Confederazione svizzera. L’iter prevede che sia comunque possibile rivolgersi al Centro di informazione per conoscere il nominativo del mandatario in Italia per l’impresa di assicurazione che opera in Svizzera. Tuttavia la nomina del mandatario da parte di quest’ultima non è obbligatoria, dunque l’assicurato italiano potrebbe essere costretto a dover contattare da solo la compagnia elvetica.

E se l’incidente si verifica in un Paese extra SEE?

Per i danni causati da un veicolo non immatricolato in un paese dello Spazio Economico Europeo, si dovrà inviare la richiesta di risarcimento all’assicurazione del mezzo estero responsabile o al Bureau del Paese in cui si è verificato l’incidente (come indicato dalla Carta verde), se l’auto è stata immatricolata in uno Stato diverso rispetto alla nazione dove è accaduto il sinistro. Ricordiamo che la Carta verde è il certificato internazionale di assicurazione che attesta la validità della propria RC Auto italiana in un Paese non rientrante nell’area SEE (come ad esempio Marocco e Turchia).

In Italia basta applicare il risarcimento diretto

Per risarcimento diretto si intende la procedura di rimborso del sinistro in vigore dal 1° febbraio 2007, che permette all’assicurato di rivolgersi direttamente alla propria compagnia assicurativa.

Questo tipo di indennizzo, di cui parliamo diffusamente nell’articolo “RC Auto, cosa succede in caso di incidente?”, può essere applicato in presenza dei seguenti requisiti:

– il sinistro si è verificato soltanto tra due veicoli;

– entrambi i veicoli coinvolti devono essere identificati, devono essere stati immatricolati in Italia e con una polizza assicurativa in essere;

– in caso di feriti, le lesioni riportate devono essere considerate lievi, ovvero non devono superare la soglia del 9% di permanente invalidità;

– in caso di sinistro con un ciclomotore è possibile applicare il risarcimento diretto soltanto se questo sia stato immatricolato dopo il 14/06/2006.

In tutti gli altri casi sarà necessario seguire la procedura tradizionale, richiedendo il risarcimento dei danni alla compagnia assicurativa della controparte.

tratto da segugio.it

Revisione auto: importanti novità a partire dal 20 maggio

Cambiano le regole per la revisione:

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Novità in arrivo sul fronte della revisione auto. La norma vigente è stata evidentemente considerata inadeguata dall’Unione europea che ha introdotto alcune innovazioni con la direttiva 2014/2015.

Ci è voluto un po’ ma il ministero dei Trasporti attraverso un decreto ha recepito la normativa e così dal prossimo 20 maggio cambieranno molte cose.

La novità principiale riguarda il rilascio di un certificato di revisione, un documento più ampio che conterrà il verbale di controllo con tutti i risultati dei test. Il nuovo attestato riporterà: il numero di targa e di telaio, il luogo e la data della verifica tecnica, i numeri del contachilometri, la categoria del veicolo, il nome del centro che ha effettuato la verifica, e la data entro la quale dovrà essere effettuata la prossima revisione, saranno anche elencate le carenze individuate e il loro livello: lievi, gravi e pericolose. Resta comunque l’adesivo di conferma applicato sul libretto di circolazione.

A catturare l’attenzione è sicuramente la parte riguardante il conteggio dei chilometri, uno dei temi più forti quando si parla di compravendita di auto usate. È risaputa la consuetudine (anche se è più giusto parlare di vera e propria truffa) di manomettere il contachilometri delle auto usate per “ringiovanirle” e venderle a un prezzo più alto.

Si era già provato a fare qualcosa in proposito, come voleva una circolare del 2010 il dato doveva essere comunicato alla Motorizzazione Civile che lo custodiva nel proprio sistema informatico. È ovviamente consultabile pubblicamente ma non tutti ne sono al corrente, dal 20 maggio in poi invece il dato sarà presente e facilmente consultabile dal compratore perché sarà inserito in questo certificato di revisione che accompagnerà il veicolo. Forse non sarà sufficiente a debellare il fenomeno ma è comunque un passo avanti e una garanzia in più.

Restano invariati i costi e le tempistiche delle revisioni: la prima dopo quattro anni dall’immatricolazione, entro la fine del mese in cui è stata targata l’auto, le successive entro due anni dalla revisione precedente, entro la fine del mese in cui era stata effettuata. I costi: 66,88 euro nei centri revisione, 45 euro, negli uffici provinciali della Motorizzazione civile.

Articolo tratto da Facile.it

 

 

Fondo Vittime della Strada in perdita: rincari sulle aliquote

Brutte Notizie per gli automobilisti onesti, cioè quelli che pagano regolarmente l’assicurazione: dal 2019 potrebbe aumentare l’aliquota per il Fondo Vittime della Strada, attualmente ferma al 2,5%, che verrebbe portata al 4% facendo inevitabilmente salire i premi RC auto. Una vera e propria beffa proprio adesso che sono in arrivo gli sconti obbligatori sulle tariffe.

 

Com’è noto, il Fondo Vittime della Strada, gestito dalla Consap – Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici, serve a risarcire i danni causati da un veicolo non assicurato oppure non identificato (ci sono poi altri casi ma meno comuni). Il Fondo si alimenta col prelievo di un’aliquota del 2,5% sui premi di tutte le polizze RC auto: in pratica gli automobilisti onesti si accollano le colpe di quelli disonesti.

Il problema è che questo 2,5% non basta più a coprire tutti i risarcimenti del Fondo, che ammontano a circa 300-400 milioni di euro all’anno. Del resto se le stime calcolano in un vergognoso 12% il numero di veicoli che circolano senza assicurazione obbligatoria, si fa presto a tirare le dovute somme. Per questo la Consap ha chiesto l’aumento dell’aliquota al 4% e adesso la palla passa al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è chiamato a decidere quanto prima. Ricordiamo che sono dieci anni che l’aliquota è ferma al 2,5%.

Se il MEF dovesse dare il via libera all’aumento dal 2,5 al 4% nel 2019, il rincaro per ogni assicurato risulterebbe di proporzioni variabili. Chi paga un premio medio annuo RC auto di circa 500 euro, come in Lombardia o Piemonte, vedrebbe aumentarsi l’importo di 8 euro, più o meno. Una cifra tutto sommato accettabile. Ma per chi sborsa 1000 euro, come in alcune province della Campania, l’aggravio sarebbe di 35 euro. Decisamente meno tollerabile.

Intanto le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra e annunciano importanti azioni di protesta qualora dovesse passare l’aumento dell’aliquota. In particolare la Rete Consumatori Italia-Assoutenti chiede di non scaricare ulteriori costi su coloro che hanno l’unica colpa di pagare l’assicurazione regolarmente, introducendo invece misure più severe per i furbetti, a cominciare dalla confisca della targa del veicolo.

Articolo tratto a Facile.it

 

Incidente stradale: come evitare di anticipare le spese di riparazione dell’auto.

In caso di incidente stradale, grazie agli strumenti della Delega al Pagamento e della Cessione del Credito, il danneggiato ha la possibilità di non anticipare al carrozziere o al meccanico le somme dovute per la riparazione.

Con l’accordo di delega al pagamento o di cessione del credito, la cura del sinistro passa direttamente in capo alla carrozzeria, che conseguirà il pagamento delle sue spettanze direttamente dalla compagnia di assicurazione chiamata a pagare.
Il danneggiato non potrà più chiedere alcun risarcimento all’assicurazione, né promuovere alcuna azione legale nei confronti di quest’ultima.
Ciò accade perché vi è una variazione delle posizioni creditizie.
In pratica il soggetto che può rivendicare il risarcimento del danno non sarà più il proprietario dell’autovettura danneggiata, bensì la carrozzeria cui il veicolo è stato consegnato per la riparazione.

Ma ci sono delle differenze fra i due strumenti?corso-gratuito-verniciatore-carrozzeria[1]
Con la delega al pagamento il danneggiato autorizza la compagnia assicurativa a liquidare il danno direttamente al carrozziere.
Quest’ultimo non diventa creditore, ma subentra in una posizione già concordata limitandosi all’incasso dell’importo definito senza poter eccepire nient’altro. In altre parole, il danneggiato autorizza l’assicurazione a pagare nelle mani del riparatore, il quale assume la veste di mero delegato a ricevere delle somme. Insomma, è un modo per semplificare i passaggi di denaro. La delega di pagamento è utilizzata prevalentemente nel caso di affidamento del veicolo a carrozzerie convenzionate o fiduciarie della compagnia assicurativa chiamata a pagare.

Infatti, in base ad accordi ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), diverse polizze prevedono che in caso di sinistro stradale il mezzo debba essere riparato
da carrozzerie convenzionate sulla base di tariffe standard già pattuite con l’assicurazione stessa.

Diversa funzione ha invece la cessione del credito.
In questo caso vi è una sostituzione del soggetto legittimato a richiedere i danni.
In pratica, il danneggiato sottoscrive un atto con il quale cede il credito che egli vanta nei confronti della compagnia assicurativa, in ragione dell’incidente stradale in cui ha subito
danni materiali al veicolo.
In questi casi la carrozzeria diventa il titolare della pratica e procede direttamente alla richiesta danni, assumendosi, se lo riterrà opportuno, l’eventuale rischio della liquidazione, dato che all’atto della cessione del credito non è ancora possibile prevedere se e quanto l’assicurazione pagherà.
Il rischio può essere trasferito sia in modo condizionato all’effettivo recupero del credito (cessione pro solvendo)
che totalmente (cessione pro soluto) a seconda dell’accordo che si va a perfezionare.

Sottoscrivendo una cessione pro solvendo, il cedente garantisce sia l’esistenza che la solvibilità del credito e risponde dell’eventuale inadempienza del debitore. Nel caso in cui l’assicurazione non paghi, la carrozzeria avrà la possibilità di richiedere al proprietario del veicolo il risarcimento per il parziale o mancato pagamento da parte dell’assicurazione.
È questo il modello di gran lunga più applicato.

Viceversa, la cessione pro soluto prevede l’accollo totale del rischio in capo al riparatore, per il quale ci potrà essere anche un eventuale mancato risarcimento, dato che il cedente non garantisce l’adempimento del debitore, ma solo l’esistenza del credito.
Si deve rimarcare che in entrambi i casi il cedente deve garantire il nomen verum, cioè l’esistenza del credito, con la conseguenza che l’eventuale diniego del debitore per inesistenza del debito (si vedano i numerosi casi di diniego di responsabilità totale o parziale) graverà sul cedente.
Entrambi gli accordi possono essere sottoscritti senza il consenso della compagnia assicurativa che però deve per legge essere avvertita, tramite notifica, della stipula del contratto.

Nel caso di istruttoria già in corso, è consigliato provvedere tempestivamente alla notifica, in modo da evitare che l’assicurazione liquidi il danno al danneggiato e non al riparatore, nel frattempo divenuto titolare di un diritto all’incasso.

In conclusione, il vantaggio derivante dal ricor7784_20140325171154[1]so a questi istituti, se effettuato correttamente e con la dovuta attenzione, è quello di assegnare al riparatore sia gli oneri di riparazione che di gestione del sinistro, in una ottica di evidente semplificazione.

Va da sé che anche ricorrendo a questi strumenti bisogna prima verificare che ci siano tutti i presupposti risarcitori (chiarezza nelle attribuzioni di responsabilità e nella quantificazione del danno – esistenza del credito), poiché in caso di contestazioni sulla responsabilità del sinistro e sulla quantificazione dei danni il carrozziere potrebbe rivendicare direttamente dal danneggiato il pagamento della fattura.

Infatti, non va trascurato che il riparatore non è un operatore del diritto e che il suo compito è limitato alle consultazioni con il perito estimatore e alla notifica della cessione di credito unitamente alla fattura di riparazione. Egli non è chiamato alla soluzione di questioni di diritto, né potrebbe farlo, in ordine a responsabilità, contestazioni sulla quantificazione del danno, antieconomicità della riparazione ecc., tutte situazioni
in cui l’ausilio di un legale diventa imprescindibile.

Fonte ARAG