7 Consigli per aiutarti a guarire dal dolore causato da incidenti stradali

Hai avuto recentemente un incidente stradale?

Non sei solo.

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Ogni anno migliaia di persone subiscono ferite o disabilità a causa di incidenti automobilistici. Molte di queste lottano con il dolore cronico per molti anni dopo l’incidente stesso.

Anche dopo riepetuti trattamenti fisioterapici e antidolorifici, potresti sentirti come se non ti riprendessi mai.

Tuttavia, è possibile risolvere il dolore da incidente automobilistico in vari modi. La gestione efficace dei sintomi può garantire spesso il recupero quasi completo del proprio benessere fisico.

1. Ottieni una valutazione medica completa

Se non lo hai già fatto, consulta immediatamente un medico per ottenere una valutazione. Una valutazione completa è il modo migliore per capire che cosa causa il dolore  e cosa puoi fare per curarlo.

Molte persone che subiscono incidenti automobilistici subiscono danni  che potrebbero non avvertire al momento dell’incidente. I dolori fisici possono apparire settimane, mesi o persino anni dopo una collisione.

Il colpo di frusta, ad esempio, è una di queste condizioni subdole che potrebbe non essere immediatamente evidente.

Anche se hai avuto l’incidente diversi giorni fa, parla con il tuo medico. Richiedi radiografie e risonanze per accertarti di aver identificato tutte le fonti di dolore.

2. Documenta i tuoi sintomi

È essenziale costruire una sana consapevolezza del proprio dolore da incidente automobilistico. Se si verificano dei cambiamenti nei sintomi, potrebbe essere necessario tornare dal medico per ulteriori aiuti.

Tieni un semplice diario dei tuoi sintomi non appena sono evidenti per te. Sii il più specifico possibile, annotando le differenze, la gravità del dolore e il sito del dolore stesso.

Questa documentazione può anche essere utile per scopi assicurativi o legali, se applicabile. 

Il tuo medico apprezzerà anche la tua diligenza nel registrare il tuo dolore da incidente d’auto.

3. Creare una rete di supporto

È facile sentirsi isolati dopo un incidente automobilistico. Infatti, anche se non sei attualmente in stato di shock fisico a seguito di una collisione, il tuo sistema nervoso potrebbe benissimo esserlo.

Molti superstiti di incidenti stradali hanno difficoltà a gestire il dolore del trauma psicologico in seguito all’incidente. A volte i loro corpi rimangono in modalità “lotta o fuga” permanente, attivando gli ormoni dello stress e inibendo il riposo significativo.

In questo caso, è importante creare una rete di supporto su cui fare affidamento mentre si sperimenta il proprio percorso di guarigione.

Comunicare con amici e familiari sulla tua esperienza. Fai sapere loro come possono sostenerti mentre ti riprendi dall’incidente.

Il medico può anche consigliarti strumenti di supporto fisico, come la terapia fisica.

4. Persegui la psicoterapia

Un incidente automobilistico è un’esperienza profondamente traumatica. I suoi particolari possono essere innestati sulla coscienza di un individuo. Alcune persone trovano difficile guidare mentre si sottopongono a un recupero in caso di incidente stradale.

Altri possono sviluppare il Disturbo Post Traumatico da Stress , una condizione che emerge in seguito a un trauma grave.

Se stai lottando per gestire emotivamente il tuo dolore da incidente automobilistico, considera la possibilità di perseguire la psicoterapia. Un consulente o terapeuta dedicato può darti gli strumenti necessari per recuperare mentalmente dal tuo incidente.

5. Prova la medicina alternativa

Esistono molte modalità di guarigione alternative per aiutare le persone a riprendersi dagli incidenti automobilistici. Sono progettati per assistere le persone con tutti i tipi di dolore cronico, trauma emotivo, affaticamento post-incidente e altro ancora.

Oltre il 38% degli americani si affida a una medicina alternativa di qualche tipo per trattare vari disturbi e condizioni.

Se cerchi qualcosa per integrare un regime di terapia fisica, o non vuoi più prendere  antidolorifici, prendi in considerazione la medicina alternativa.

L’agopuntura, ad esempio, è un’antica pratica cinese che ha trattato efficacemente tutti i tipi di dolore corporeo da secoli. È anche l’ideale per i sopravvissuti agli incidenti che si stanno riprendendo da un trauma emotivo.

L’acutonica, che  attraverso vibrazioni e suoni, ha avuto un’influenza positiva simile nei recuperi individuali.

Potresti anche voler provare l’aromaterapia, che usa il potere del profumo per influenzare l’esperienza fisica ed emotiva.

Altre modalità di esperienza includono medicina ayurvedica, riflessologia e digitopressione.

6. Riposo

Potresti essere tentato di riprendere immediatamente le tue attività dopo un incidente d’auto. 

Dopo tutto, hai un lavoro, una famiglia da gestire o un progetto da completare.

È del tutto naturale voler tornare alla tua vita normale dopo un incidente traumatico. Tuttavia, è essenziale dare al tuo corpo il tempo di riposare.

Ciò significa recuperare il sonno profondo, stare lontano da duro allenamento o sollevamento pesi e mettere in attesa quei progetti. Può significare prendersela comoda al lavoro o usare qualche giorno di malattia per restare a casa.

Il sonno è fondamentale quando si tratta del tipo di guarigione di cui hai bisogno dopo un incidente. Il sonno è quando il tuo corpo ripara i tessuti, ricicla le cellule e costruisce la propria immunità.

Non sacrificare il riposo per il piacere di stare al passo con la tua vita. Resta a casa e dormi!

7. Idrata

Mantenere alti livelli di idratazione. Quando il tuo corpo è in modalità di recupero, ha bisogno di tutto il supporto nutritivo che può ottenere.

Gestione del dolore da incidente automobilistico

C’è una soluzione al tuo dolore per incidente d’auto, indipendentemente dalla sua gravità. In seguito a qualsiasi incidente, richiedi immediatamente una valutazione medica. Documenta i sintomi che si verificano in modo da poter identificare le giuste soluzioni per la gestione del dolore.

Riposati in abbondanza Idrata il tuo corpo e aumenta l’assunzione di vitamine per accelerare il processo di recupero. Non esitare a cercare la psicoterapia e le medicine alternative.

Se segui questi suggerimenti oggi, sarai sulla strada del pieno recupero in poco tempo!

Tratto da

FloridaIndependent.com 

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Risarcimento danno alla persona

La tutela della persona, nel nostro sistema legale, è uno degli ambiti principali di protezione previsti. Nel corso del tempo, e dell’evoluzione non soltanto della società e della cultura ma anche del diritto stesso, il concetto di persona e di protezione dell’individuo si è modificato ed allargato, andando a coprire aspetti che un tempo non sarebbe nemmeno stato possibile immaginare.8-tips-to-help-you-heal-from-car-accident-pain

I danni alla persona possono essere di diverso tipo, in quanto il concetto stesso di persona comprende una molteplicità di aspetti differenti a seconda del contesto nel quale si esprimono. Ogni individuo infatti ha una proiezione della propria persona, ed esprime la sua personalità in tantissimi ambiti, dalla famiglia, alla scuola all’ambito lavorativo – professionale nel quale si è inserito da adulto, senza contare la vita sociale e affettiva. Pertanto i potenziali danni che possono essere causati ad un individuo coprono tantissimi ambiti, e nel nostro sistema giuridico vengono tutelati attraverso un apposito sistema di responsabilità extracontrattuale, che prevede un risarcimento del danno alla persona.

Con la categoria di danno alla persona ci si riferisce a quei danni, di differente natura, che possono essere cagionati ad un essere umano. Si tratta quindi in sostanza di un insieme di possibili lesioni, causate ad un’altra persona, e che possono andare ad incidere tutte le sfere dell’individuo. Parlare di danno alla persona significa ampliare notevolmente l’ambito – e conseguentemente la tutela – risarcitoria, in quanto i diritti facenti capo alla persona nel nostro ordinamento sono molteplici e molto diversi fra loro. I diritti della personalità, infatti, per citarne alcuni, comprendono il diritto all’integrità psicofisica, al nome, alla riservatezza, all’identità personale, all’onore e alla reputazione, all’immagine, alla sessualità e all’autodeterminazione terapeutica. In quanto diritti soggettivi assoluti, facenti capo all’individuo, non sono cedibili, trasmissibili o pignorabili. Esistono dunque differenti tipologie di danni alla persona, a seconda del bene giuridico che è stato leso.

Nel nostro sistema legale i danni possono essere principalmente suddivisi in due macrocategorie di danno: danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Il danno patrimoniale è quello che ha causato al soggetto leso un danno di natura economicofinanziaria, e può concretizzarsi a sua volta nelle due forme di danno emergente (non si è stati pagati per una prestazione lavorativa; l’inquilino della casa di mia proprietà che ho dato in locazione è inadempiente nel pagamento del canone mensile) e lucro cessante (ad esempio perdita di un’occasione lavorativa). Il danno non patrimoniale ha invece ad oggetto la lesione di un diritto immateriale, quindi non fisicamente toccabile, ma che riguarda in ogni caso un diritto costituzionalmente tutelato. Si tratta quindi proprio dei diritti della personalità, in qualunque manifestazione si siano espressi e qualsiasi lesione il soggetto abbia subito.

Il risarcimento del danno alla persona – sia sotto il profilo biologico, morale che esitenziale,  è previsto dal nostro ordinamento quale risarcimento del danno non patrimoniale, disciplinato da uno specifico articolo del nostro codice civile . Tra i danni alla persona rientra anzitutto il danno biologico, cioè il danno causato all’integrità psico-fisica della persona, con conseguenze quindi sulla salute sia fisica che mentale. Il danno morale, invece, è quel danno che ha comportato una sofferenza in capo alla persona, verificatasi durante la commissione da parte di qualcun altro di un atto illecito o a causa dell’illecito stesso. Bisogna inoltre considerare l’eventuale causazione di un danno esistenziale, cioè il danno che ha implicato delle conseguenze lesive alla persona danneggiata dal punto di vista delle sue abitudini di vita. Si tratta in definitiva di un danno che ha inciso sulla dimensione della vita di relazione del singolo, modificando la sua esistenza (da qui il nome di danno esistenziale), a causa di un reato o della lesione di un bene giuridico inviolabile della persona, tutelato dalla costituzione.

Dal punto di vista strettamente giuridico, tutte e tre queste tipologie di danno (biologico, morale ed esistenziale) rientrano nella categoria generale del danno non patrimoniale, per le quali è possibile chiedere un risarcimento del danno (che va provato in corso di giudizio, assieme al nesso causale fra danno e lesione) e vengono liquidate (cioè riconosciute attraverso un ristoro economnico) dal giudice in corso di causa conteggiandole unitariamente come un solo tipo di danno, che però in concreto viene poi eventualmente risarcito considerando le singole voci separatamente, a seconda di quali conseguenze lesive sono state riportate dal danneggiato e di quali beni giuridici siano stati lesi (salute, onore, diritti fondamentali della personalità).

Danno alla persona: la prova del danno non patrimoniale
Un aspetto da non trascurare e che spesso viene sottovalutato riguarda la necessità che il danno non patrimoniale possa essere provato in concreto. Da un punto di vista legale, infatti, lamentare di aver subito una lesione di un bene giuridico rilevante, tutelato dal nostro ordinamento, potrebbe non assumere rilevanza – e quindi, in concreto per il nostro discorso, non essere risarcibile – se non ha causato delle conseguenze concrete, effettive e verificabili. Questo perchè anche il danno non patrimoniale, e pertanto il danno alla persona, rientra nella categoria di quelli che sono definiti danni conseguenza. I danni conseguenza sono quelle tipologie di danno che hanno causato, appunto, delle conseguenze sulla persona che li ha subiti, e che devono essere verificabili affinchè si possa ottenere un risarcimento. L’insorgere di una patologia medica, una diagnosi di depressione o il verificarsi di concreti cambiamenti di stile di vita, con conseguenze magari anche sul luogo di lavoro: il danno alla persona deve concretizzarsi in una effettiva lesione, che solo se realizzatasi può essere documentata (certificati di strutture ospedaliere, referti di medici specialisti, psicologi e psicoterapeuti) e quindi, in definitiva provata in corso di causa. Questo perchè il danno non può essere solo lamentato dalla vittima, ma deve essersi estrinsecato materialmente in una conseguenza che abbia inciso sulla vita della persona danneggiata, andando a causare dei cambiamenti concreti che possano essere provati.

Tratto da laleggepertutti.it

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Coinvolti in un sinistro stradale? Ecco cosa fare

Uno dei pericoli a cui sono esposti tutti gli automobilisti è quello di essere coinvolti in un incidente stradale. L’evento non è poi così inusuale, visto che nel 2017 si sono verificati circa 72 mila sinistri, ma la notizia incoraggiante è che negli ultimi anni la tecnologia automobilistica ha dotato le vetture di livelli molto più alti di protezione nei confronti dei passeggeri.800x533_depositphotos_36839463_original

Come comportarsi dopo l’incidente?
Un consiglio utile da seguire, qualora si dovesse essere vittime di un incidente, è in prima battuta di mantenere la calma e accertarsi che tutti gli occupanti dei veicoli non abbiano subito danni fisici. In queste situazioni inoltre è sempre bene evitare discussioni molto accese o litigi e spiegare con calma le proprie ragioni.

In un incidente con gravi danni alle cose o alle persone, i veicoli non devono essere spostati. È importante chiamare subito le Forze dell’Ordine e cercare di mettere in sicurezza il luogo della collisione in modo da segnalare il pericolo agli altri automobilisti. Per sinistri più lievi è invece vietato ostruire il flusso del traffico, in quanto eventuali intralci alla circolazione potranno essere puniti con una multa fino a 155 euro.

Importante compilare il CAI
Dopo un incidente si deve sempre redigere il modulo blu di constatazione amichevole (CAI). Le informazioni da riportare riguardano le generalità degli automobilisti, i dati sul veicolo e i riferimenti della polizza assicurativa, oltre a un semplice schizzo della dinamica del sinistro indicando i punti della collisione. La procedura va seguita non tanto per stabilire la colpa del sinistro, ma per spiegare e mettere per iscritto quanto accaduto. È consigliabile non firmare il modulo se non si è d’accordo sulla versione dei fatti con l’altro guidatore, magari compilando anche due constatazioni separate.

Importante è anche individuare possibili testimoni, visto che in un’eventuale processo possono risultare decisivi. Con l’approvazione del Ddl concorrenza c’è l’obbligo di indicarli sin dalla denuncia di sinistro o dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa. In più, se la persona ha testimoniato in almeno tre cause per incidenti stradali, il giudice trasmetterà il suo nominativo alla Procura della Repubblica per accertamenti relativi al reato di falsa testimonianza.

Ricordiamo che per l’indennizzo il danneggiato può usufruire della procedura di risarcimento diretto, che permette di rivolgersi direttamente alla propria compagnia al fine di snellire e velocizzare il procedimento. L’iter potrà essere seguito se i veicoli coinvolti sono stati identificati (nonché immatricolati in Italia e con una polizza assicurativa in essere) e se le eventuali lesioni riportate sono considerate lievi (non devono superare la soglia del 9% di permanente invalidità).

Qualora l’incidente sia provocato da un veicolo con targa estera, la competenza del sinistro spetta all’Ufficio Centrale Italiano (UCI), al quale l’altro automobilista dovrà presentare la propria richiesta di risarcimento. Sarà compito dell’UCI contattare la compagnia estera, che a sua volta si avvarrà di una società assicuratrice italiana a cui affidare l’analisi del sinistro.

E se l’auto è senza assicurazione?
Nel caso in cui l’altro mezzo sia sprovvisto di una regolare copertura assicurativa, sarà necessario far intervenire le Forze dell’Ordine: il verbale redatto sarà infatti fondamentale per l’eventuale richiesta del danneggiato al Fondo Vittime della Strada.  Le vetture senza assicurazione sono un fenomeno molto diffuso in Italia, visto che interessa circa 5 milioni di veicoli. Il problema è spesso da attribuire a circostanze di natura economica: sono tanti i proprietari di auto che fanno fatica a mettersi in regola, soprattutto chi è in possesso di un mezzo datato e di grossa cilindrata.

Tratto da segugio.it

Nel 2017 meno sinistri sulle strade italiane

Arrivano dall’Istat gli ultimi numeri rilevati in tema di incidenti stradali, una statistica che fa comprendere ai cittadini quanto sia fondamentale prestare attenzione sulle vie di comunicazione italiane.

La buona notizia è che nel 2017 si è verificato un calo dei sinistri rispetto all’anno precedente, 174.933 episodi, anche se la cifra resta allarmante.800x532_depositphotos_7960116_xl-2015

Il numero dei decessi è tornato a crescere rispetto al 2016 (+2,9%), anno in cui invece si era registrata una netta flessione: sono in aumento i pedoni (600, +5,3%) e soprattutto i motociclisti (735, +11,9%) mentre risultano pressoché stabili gli automobilisti (1.464, -0,4%). Sull’aumento del numero di morti in Italia incide soprattutto il dato registrato per le autostrade e le strade extraurbane, rispettivamente +8,0% e +4,5% sull’anno precedente.

Secondo l’ASAPS, il trend sfavorevole è da attribuire a una serie di fattori, come la diminuzione costante delle pattuglie sulle strade o la messa sotto accusa di tutti gli strumenti di controllo della velocità, dagli autovelox fino ai tutor, spenti da una sentenza della magistratura per via della questione legata alla registrazione del brevetto. A questo si deve aggiungere la scarsa manutenzione di molte strade, il cui stato le rende pericolose soprattutto per le moto.

Le cause principali di incidenti

Rispetto al 2016 i feriti registrano una lieve diminuzione dello 0,5%. Stabile il numero dei feriti gravi, 17.309, valore pressoché analogo a quello del 2016 (-0,1%). Tra i comportamenti errati più frequenti vi sono la distrazione alla guida, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso del telefono cellulare alla guida, ora in calo dell’8% ma comunque un problema molto serio, che richiederebbe un forte sistema di contrasto.

In Friuli-Venezia Giulia scattano i controlli sui telefonini

Attualmente la normativa sull’uso dello smartphone alla guida è meno stringente di quanto si potesse sperare, visto la tramontata ipotesi di ritirare la patente già alla prima infrazione.

Tuttavia, qualcosa sta per cambiare nell’accertamento della violazione. Nel Friuli ad esempio le Forze dell’Ordine possono controllare lo smartphone della persona al volante dopo un sinistro grave, un’azione che ha come fine principale quello di scoprire se il conducente lo ha utilizzato negli attimi precedenti allo scontro. Al momento del controllo – di cui abbiamo recentemente parlato nella news “Niente ritiro immediato della patente per chi usa il cellulare alla guida” – l’automobilista o il centauro sarà autorizzato a far intervenire un avvocato, purché il professionista sia prontamente reperibile. Le Forze di Polizia dovranno verificare se l’orario relativo alle telefonate e ai messaggi su una chat sono compatibili con il momento in cui è avvenuto l’incidente. In caso di controllo negativo dovranno riconsegnare lo smartphone al proprietario, altrimenti si procederà al sequestro dell’apparecchio e in seguito all’applicazione delle sanzioni.

Al via la campagna per la sicurezza dei bimbi in auto

Non dimentichiamo che tra le vittime e i feriti degli incidenti ci sono anche i passeggeri più piccoli, che spesso non sono protetti a dovere. A tal proposito, è utile ricordare l’iniziativa “Bimbi in auto: vision zero”, promossa dai Ministeri della Salute, dei Trasporti e degli Interni. Il progetto, presentato lo scorso 25 luglio, parte dalla consapevolezza delle centinaia di bimbi che perdono la vita o riportano lesioni anche gravi a seguito dei sinistri stradali. In gran parte dei casi la causa di questi infortuni è il mancato o errato utilizzo dei seggiolini per i più piccoli e delle cinture di sicurezza per i ragazzini più grandi. Il fine principale della campagna è di dare informazioni più precise sul corretto uso dei dispositivi di ritenuta ai genitori e a tutti coloro che, a vario titolo, viaggiano in auto con dei bambini.

Come comportarsi dopo un incidente stradale?

Un consiglio utile da seguire qualora si dovesse essere vittime di un sinistro è in prima battuta di mantenere la calma e accertarsi che tutti gli occupanti dei veicoli non abbiano subito danni fisici. In queste situazioni inoltre è sempre bene evitare discussioni molto accese o litigi e spiegare con calma le proprie ragioni. In un incidente con gravi danni alle cose o alle persone, i veicoli non devono essere spostati. Per sinistri più lievi è invece vietato ostruire il flusso del traffico, in quanto eventuali intralci alla circolazione potranno essere puniti con una multa fino a 155 euro. Dopo un incidente si deve sempre redigere il modulo blu di constatazione amichevole (CAI), individuare possibili testimoni e nel caso in cui l’altro mezzo sia sprovvisto di una regolare copertura assicurativa, far intervenire le Forze dell’Ordine.

tratto da segugio.it

Genitori al volante, più sicurezza e attenzione

Il grande nemico rimane il cellulare

I neo genitori che si mettono al volante si preoccupano per la sicurezza dei propri figli e modificano, in gran parte, lo stile di guida. Certi vizi, però, non li perdono. E’ il quadro tracciato dalla ricerca di AutoScout24 che ha analizzato le abitudini degli italiani al volante con a bordo baby passeggeri, sotto i 12 anni, evidenziando come cambia, per un genitore, il rapporto con la guida dopo la nascita del primo figlio. Un motivo in più, oltre all’occhio attento all’rc auto, per essere ancora più prudenti. La ricerca mette in risalto come, dopo essere diventati genitori, oltre la metà dei guidatori ammette di avere modificato lo stile di guida. In generale, tutti sono passati dall’essere spericolati (33%) oppure rilassati (30%) senza figli, all’essere attenti e prudenti (60%) se in auto con i bambini.

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Sicurezza maggiore se c’è il figlio. Eppure il cellulare… In dettaglio, i genitori con a bordo i figli cercano di evitare le distrazioni (41%), cercano di non correre (36%) e di rispettare il codice stradale (27%). Eppure, nonostante questo, i neo genitori mantengono alcuni difetti. Uno su tutti, non percepire come minaccia prioritaria l’uso del cellulare, visto che soltanto il 20% dichiara di aver smesso di utilizzarlo in presenza dei figli, e nemmeno bere alcolici (18%). Ancora meno viene percepito come pericoloso in presenza dei figli in macchina litigare con gli altri conducenti (16%) oppure ascoltare musica ad alto volume (11%).

Mamma o papà alla guida, fiducia totale. Tutti, comunque, quando guidano con il figlio in auto, si fidano del proprio partner. L’85% dei neo genitori, infatti, dice di fidarsi ciecamente, indipendentemente dal fatto che alla guida ci sia un uomo oppure una donna, sfatando il luogo comune che vede il gentil sesso discriminato.

Il 65% dei neogenitori usa l’auto per portare i figli all’asilo o a scuola. Secondo la ricerca, analizzando il rapporto genitori-figli e il tempo trascorso in auto insieme, emerge che il 65% usa l’auto per portare i figli all’asilo o a scuola. Ad accompagnarli sono soprattutto i papà, che costituiscono il 54% degli autisti contro il 16% delle mamme e il 6% dei nonni. In ogni spostamento risulta essere sempre presente la musica, per il 23% musica italiana e per il 20% pop.

Station wagon o SUV, per l’arrivo dell’erede. L’arrivo di un figlio, secondo la ricerca, obbliga il 40% dei neogenitori a sostituire o comprare un’auto nuova. Nel 66% dei casi si passa a una station wagon o a un SUV, considerati i modelli giusti per le famiglie. L’auto ideale per un genitore deve avere un bagagliaio capiente (35%), interni spaziosi (25%) e soltanto in un secondo momento deve possedere sistemi di sicurezza innovativi (21%).

L’auto è una culla per il 60% dei neogenitori. Dalla ricerca di autoscout24 emergono anche alcuni dati curiosi. Uno su tutti è quello che l’auto non è sempre solo un mezzo di trasporto, visto che per alcuni neogenitori è…. una culla. Secondo la ricerca, infatti, visto che un neo genitore trascorre, accumulando i minuti e le ore, 14 giorni all’anno nel tentativo di far addormentare il proprio bambino, il 60% dei neogenitori ammette che, invece di cullarlo in casa, di leggergli una storia o di fargli ascoltare della musica, va in macchina mette in moto e fa un giro. Questo perché, pare, il movimento dell’auto ha un effetto calmante sui bimbi più irrequieti.

Tratto da facile.it

Incidente stradale con lesioni, come procedere?

Piccole lesioni e colpo di frusta: se il danno biologico è fino a 9 punti si può ottenere il risarcimento più facilmente.

Diventa più facile ottenere il risarcimento a seguito di un incidente stradale con microlesioni, quelle, cioè, che abbiano comportato, per il conducente o il passeggero, un danno biologico fino a 9 punti di invalidità (tipico è il colpo di frusta): infatti la giurisprudenza della Cassazione ha superato il rigoroso indirizzo che richiedeva, ai fini dell’indennizzo assicurativo, una diagnosi strumentale (ad esempio una tac, una risonanza magnetica, i raggi, ecc.). Secondo un più recente orientamento [1] è ugualmente possibile ottenere il risarcimento delle lesioni subite a seguito di incidente stradale purché vi sia un accertamento del medico. Sarà poi quest’ultimo, secondo la propria discrezionalità, a valutare se sia necessario o meno procedere anche con l’esame diagnostico; ma è ben possibile che il professionista accerti la lesione e ritenga sussistente il danno anche senza bisogno di un supporto strumentale.

C’è quindi un deciso cambio di rotta per il caso di incidente stradale con lesioni, o meglio con microlesioni. In questi casi, infatti, per procedere alla richiesta del richiesta del risarcimento per danni lievi come il colpo di frusta bisognerà solo recarsi al pronto soccorso e chiedere la visita specialistica e il referto medico. Anche solo con quest’ultimo certificato – senza doversi sottoporsi a raggi o altri esami “visivi” – sarà possibile poi recarsi all’assicurazione e chiedere l’indennizzo. La pratica assicurativa, come noto, potrà anche essere svolta da un avvocato il quale viene poi pagato direttamente dalla compagnia e non dal danneggiato.

Tornando al problema del colpo di frusta e a tutte le microlesioni per scontri tra autoveicoli, nel 2012 la legge [2] ha tentato di contenere le facili richieste di indennizzo per tutte quelle lesioni che non siano certe o individuabili con diagnosi strumentali (si pensi alle lesioni con una invalidità dell’1 o del 2%, spesso frutto di intenti speculativi ai danni delle assicurazioni): la norma consente la risarcibilità solo per quelle lesioni provate con raggi, tac, risonanze, ecc.

In particolare, la nuova legge ha stabilito che il danno permanente possa essere risarcito solo in presenza di un «accertamento clinico strumentale obiettivo», quando cioè il medico legale, al quale è demandato questo tipo di indagine conoscitiva, possa rilevare da un referto per immagini (come una radiografia o una risonanza magnetica) l’effettiva lesione.

Anche la Corte Costituzionale ha sposato un’interpretazione più restrittiva [3] affermando che per «accertamento clinico strumentale obiettivo» si intende la presenza di un documento diagnostico «per immagini». È quest’ultimo – stando dunque a una interpretazione letterale della norma – l’unica condizione per il risarcimento del danno biologico permanente di lieve entità. Resta ovviamente la possibilità di ottenere comunque il risarcimento per tutti gli altri danni dimostrabili documentalmente come, ad esempio, quelli all’autovettura, i giorni persi di lavoro, ecc.

Ora però la Cassazione sposa un’interpretazione meno restrittiva e più favorevole agli automobilisti, stabilendo la non obbligatorietà delle radiografie per il risarcimento del danno da microlesioni provocate da incidente stradale. L’accertamento diagnostico, in particolare, è una scelta che fa il medico che visita il danneggiato: sicuramente la sua capacità professionale è in grado di accertare un danno anche con strumenti diversi dai soli referti per immagini.

Del resto, il danno, per quanto minimo, provoca sempre un disagio nella vittima, disagio che comunque va risarcito. Quindi le microlesioni possono essere indennizzate anche quando il loro accertamento si basi solo sulla sofferenza soggettiva raccontata al medico legale dalla vittima.

Dunque, da oggi in poi, chi è stato coinvolto in un tamponamento o in un altro scontro tra auto e, da questo, ha riportato sì delle lesioni fisiche, ma queste sono minime e non visibili oggettivamente (ossia non ci sono fratture, escoriazioni, contusioni, ecc.), potrà ottenere il risarcimento dall’assicurazione anche solo a seguito delle lamentate sofferenze “soggettive” (spossatezza, conati di vomito e nausea, rigidità muscolare, difficoltà a camminare), purché il suo patimento sia stato comunque accertato dal medico.

Articolo tratto da laleggepertutti.it

Chi risponde per i danni da investimento di fauna selvatica?

Nel percorrere con il proprio veicolo una strada statale, provinciale o comunale, può capitare di investire un animale selvatico che si è immesso improvvisamente sulla carreggiata o che, vittima di un investimento, giace sulla strada. Può anche capitare che per evitarlo si urti un’altra vettura, oppure si esca fuori strada.

 

In situazioni come queste si ha diritto a chiedere il risarcimento?
E a chi?
La risposta alla prima domanda è facile, in quanto chi rimane vittima di un fatto illecito, nel caso specifico un incidente per colpa di un animale selvatico, ha diritto al risarcimento.
La seconda domanda invece richiede una risposta più articolata.

Per individuare l’ente responsabile, la giurisprudenza ha specificato che “la Regione è responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c. per i danni provocati da animali selvatici a persone o cose, il cui risarcimento non sia previsto da norme specifiche ed anche in caso di delega di funzioni amministrative alle

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province […]” (Cass. Civ. n. 3384/2015). Infatti, anche se la legge 698/1977 considera la fauna selvatica patrimonio dello Stato, è altrettanto vero che l’art. 9 della legge 157/92 attribuisce alle Regioni le funzioni di programmazione e coordinamento in materia faunistica, nonché quelle di controllo e
protezione delle specie selvatiche. Le Regioni hanno inoltre il compito di adottare tutte le misure di competenza per evitare che la fauna selvatica provochi danni a cose o persone.
Come chiarito dalla Cassazione, la Pubblica Amministrazione ricopre una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che le impone la c.d. “responsabilità oggettiva”, che scatta anche se questa non ha alcuna colpa per l’evento. È escluso solo il caso in cui l’automobilista sia a sua volta colpevole del mancato rispetto delle regole di prudenza (Cass. sent. n. 11785/17).
Tuttavia, un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. ord. n. 12944/15) stabilisce che la Regione può delegare alla Provincia il compito di gestire la fauna selvatica; e in tal caso a
risarcire sarà quest’ultima. Sarà dunque necessario valutare caso per caso la legislazione regionale in vigore e verificare quali poteri la Regione abbia delegato alle Province o agli
Enti Locali e se, a sua volta, l’ente delegato sia stato ragionevolmente messo in condizione di adempiere ai compiti affidatigli.

Una recente sentenza della Cassazione, invece, (sent. n. 22345/17) in merito ad un sinistro causato dall’impatto con un animale di grossa taglia in cui la domanda di risarcimento dell’automobilista si era incentrata sulla soluzione di continuità esistente tra le barriere laterali, aveva riconosciuto responsabile l’ente proprietario della strada, in ossequio al principio per cui, in tal caso, la responsabilità non può essere imputata all’ente che ha la custodia di animali selvatici, che di norma appartiene alle Regioni in base all’art. 2043 c.c.,. La sentenza di riferimento afferma, dunque, non competere agli enti responsabili per la custodia degli animali il “dover curare l’installazione di reti, fossi e guard-rail ai bordi delle strade, essendo tale obbligo proprio dell’ente proprietario
delle strade”. Compete pertanto all’ente proprietario di una strada rispondere dei danni recati all’automobilista qualora le caratteristiche dei luoghi in cui è avvenuto il sinistro
stradale gli impongano particolari cautele.
Per tutelare la circolazione, l’ente titolare della strada ha l’obbligo di garantire la sicurezza della viabilità a margine delle zone frequentate dalla selvaggina. Pertanto, dovrà predisporre idonea segnaletica in tutti quei tratti in cui sia possibile l’attraversamento di fauna selvatica o adottare adeguate tecniche di contenimento della selvaggina. In mancanza di tali precauzioni (ad esempio se tale segnaletica non viene posizionata), l’automobilista che abbia subito un danno da investimento di un animale selvatico, potrà chiedere il risarcimento all’ente competente.

Affinché la richiesta di risarcimento possa trovare accoglimento, il soggetto danneggiato deve dimostrare (ai sensi dell’articolo ex art. 2043 del Codice Civile) non solo l’esistenza
del danno, ma anche che il danno è derivato dall’investimento dell’animale selvatico e l’assenza della segnaleticao delle barriere di contenimento. Un’altra sentenza
della Cassazione (Cass. sent. n. 9276/14) afferma che per il risarcimento dei danni conseguenti ad incidenti stradali da animali selvatici è necessaria “l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”. Nessuna richiesta di risarcimento può quindi spettare se non emergono prove dell’addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili all’ente pubblico competente.

Per completare il quadro, nel caso in cui l’animale che abbia provocato l’incidente sia un animale domestico, la responsabilità ricade senza dubbio sul proprietario, in base al disposto all’art. 2052 del Codice civile, secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse in custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”, con l’obbligo di provvedere al risarcimento dei danni da quest’ultimo eventualmente prodotti.
In caso di animali selvatici, invece, non è configurabile una posizione di custodia o di vigilanza dell’ente pubblico e dunque non opera nessuna presunzione di colpa. •

Articolo tratto da ARAG digital News

Il valore probatorio del modulo C.A.I nei sinistri Rc auto

Le dichiarazioni contenute e sottoscritte nel modulo C.A.I. non hanno valore probatorio nei sinistri Rc auto, ma sono soggette a libera valutazione del giudice

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Una delle questioni più dibattute relative ai sinistri Rc auto, è il valore probatorio da attribuire al modulo C.A.I (o C.I.D) recante la sottoscrizione dei conducenti coinvolti nell’incidente. La legge disciplina il caso ponendo una presunzione semplice di colpa a carico di chi ammette la propria responsabilità nel sinistro, sottoscrivendo una dichiarazione (o meglio, una confessione).

Una norma contenuta nel Codice delle Assicurazioni Private stabilisce che “Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

Le dichiarazioni rese e sottoscritte nel documento rappresentano una confessione stragiudiziale resa dal conducente responsabile (o dai conducenti responsabili, nel caso di sinistri Rc auto che coinvolgano più veicoli o nel caso di corresponsabilità negli incidenti fra due veicoli) che tuttavia, come la stessa legge ammette, possono essere messe in discussione qualora emergano elementi di contrasto. La norma che stabilisce il valore probatorio del modulo C.A.I introduce una presunzione semplice di colpa a carico del soggetto sottoscrivente, ma considerando che tale soggetto è diverso dall’assicuratore, nel tempo si sono susseguite diverse pronunce volte a stabilire l’effettivo ambito di operatività della disposizione.

Inizialmente la giurisprudenza ha affermato che la presunzione di responsabilità opera solo quando il modulo C.A.I. venga utilizzato dal danneggiato prima dell’instaurazione del giudizio. Nel caso opposto, ossia quando il C.A.I viene utilizzato nel corso del giudizio, “trattandosi di dichiarazioni rese da un soggetto diverso dall’assicuratore, sono liberamente apprezzabili dal giudice allo stesso modo delle dichiarazioni confessorie rese da un terzo”.

La pronuncia più interessante e recente sul tema, è contenuta però in un’ordinanza della Corte di Cassazione Civile, nella quale i giudici hanno espresso un principio di diritto sul valore probatorio del modulo C.A.I. nei sinistri Rc auto.

I giudici dalla Cassazione hanno in qualche modo svuotato di significato la presunzione semplice che stabilisce la responsabilità del sottoscrivente fino a prova contraria, affermando che la confessione resa nel C.I.D. dal responsabile del sinistro e proprietario del veicolo non ha valore di piena prova nemmeno nei suoi confronti ma è soggetta in ogni caso alla libera valutazione del giudice [3], trovando applicazione in questi casi quanto disposto per la confessione nel litisconsorzio necessario [4]. In sintesi, il giudice di merito può liberamente valutare il valore probatorio da attribuire alla dichiarazioni contenute nel modulo C.A.I, in particolare confrontando la confessione stragiudiziale con altri elementi probatori, quali le testimonianze, il verbale eventualmente redatto dalle Autorità, le registrazioni della scatola nera, le valutazioni tecniche formulate dai periti d’ufficio e di parte e il materiale audio-video a disposizione.

Tratto da: www.laleggepertutti.it

 

Incidenti: se la riparazione dell’auto è antieconomica, il risarcimento è ridotto

Se la riparazione dell’auto che ha subito un sinistro costa più del suo valore, il giudice riconoscerà al danneggiato un risarcimento pari al valore residuo del veicolo, ma non al costo delle riparazioni.   

 

Se la riparazione di un veicolo, coinvolto in un sinistro stradale, ha un costo superiore al suo valore di mercato, il proprietario dell’auto, in sede di risarcimento del danno, otterrà una somma pari al solo valore di mercato del veicolo.

 

Lo ha stabilito la Cassazione con una recente ordinanza [1]. Condannare il danneggiante al pagamento di una somma superiore al valore di mercato del mezzo rappresenta, secondo la Corte, una sanzione eccessivamente gravosaper l’assicurazione. In tali circostanze, allora, il giudice può riconoscere al danneggiato un risarcimento pari al valore di mercato del veicolo, ripristinando le proporzioni tra il danno subito e il giusto ristoro [2].

 

Sulla scorta di tali considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un uomo la cui auto era stata rottamata a seguito di un tamponamento, e il cui risarcimento era stato fissato in circa 2.000 euro, corrispondente al valore commerciale del veicolo. Vista la notevole differenza tra il valore commerciale del mezzo incidentato e il costo delle riparazioni necessarie, il giudice ha condannato il danneggiante al risarcimento di una somma equivalente al valore di mercato del bene.

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[1] Cass. ord. n. 24718 del 4.11.2013.

[2] Art. 2058 cod. civ., co. 2: “ […] il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente , se la reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore”.

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Danno da fermo tecnico: basta l’auto in officina

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L’assicurazione risarcisce il danno per tutto il tempo che l’auto incidentata è stata dal meccanico e, in più, anche il danno “da ritardo” per aver allungato i tempi della liquidazione del sinistro.

Non è necessario dimostrare di aver noleggiato un’auto di riserva per vedersi risarcito, dopo un incidente stradale, il danno da fermo tecnico: è sufficiente la dimostrazione che l’auto è in officina. Lo afferma la Cassazione con una recente sentenza [1].

Il danno da fermo tecnico della vettura non ha bisogno di prova specifica: conta solo il fatto che il proprietario è stato privato del veicolo, a prescindere dall’uso effettivo cui è destinato. Del resto, è innegabile che anche quando l’auto è dal battilamiera il proprietario continua a pagare bollo auto e assicurazione; inoltre non potrà fare tutto a piedi, dovendo ricorrere a mezzi pubblici, taxi o passaggi di amici e parenti che, innegabilmente, sono situazioni più scomode rispetto all’auto personale.
Inoltre, a causa dell’incidente, il mezzo subisce sempre un deprezzamento.

È dalla sommatoria di tali elementi, dunque, che il giudice deve valutare il risarcimento del danno da fermo tecnico, senza dover pretendere prove specifiche dal conducente incidentato.

Non è corretta, dunque, l’impostazione di alcuni giudici secondo cui la richiesta di indennizzo per il fatto che l’auto è stata ferma in officina richiede una prova specifica: quella del fatto che il proprietario, in alternativa, abbia speso denaro per noleggiare un’altra vettura.

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La Suprema Corte, al contrario, ricorda come, in base a un costante orientamento della stessa Cassazione, il cosiddetto danno da “fermo tecnico”, patito dal proprietario di un autoveicolo a causa della impossibilità di utilizzarlo durante il tempo necessario alla sua riparazione, può essere liquidato anche in assenza d’una prova specifica; a tal fine rileva la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’ uso effettivo a cui esso era destinato.

Inoltre la sentenza precisa anche che va liquidato il “danno da ritardo”, quindi il danno da lucro cessante per il mancato pagamento delle somme dovute e liquidate a titolo di risarcimento del danno da parte dell’assicurazione.

[1] Cass. sent. n. 13215/15 del 26.06.2015.

Autore immagine: 123rf com

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