Fondo Vittime della Strada in perdita: rincari sulle aliquote

Brutte Notizie per gli automobilisti onesti, cioè quelli che pagano regolarmente l’assicurazione: dal 2019 potrebbe aumentare l’aliquota per il Fondo Vittime della Strada, attualmente ferma al 2,5%, che verrebbe portata al 4% facendo inevitabilmente salire i premi RC auto. Una vera e propria beffa proprio adesso che sono in arrivo gli sconti obbligatori sulle tariffe.

 

Com’è noto, il Fondo Vittime della Strada, gestito dalla Consap – Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici, serve a risarcire i danni causati da un veicolo non assicurato oppure non identificato (ci sono poi altri casi ma meno comuni). Il Fondo si alimenta col prelievo di un’aliquota del 2,5% sui premi di tutte le polizze RC auto: in pratica gli automobilisti onesti si accollano le colpe di quelli disonesti.

Il problema è che questo 2,5% non basta più a coprire tutti i risarcimenti del Fondo, che ammontano a circa 300-400 milioni di euro all’anno. Del resto se le stime calcolano in un vergognoso 12% il numero di veicoli che circolano senza assicurazione obbligatoria, si fa presto a tirare le dovute somme. Per questo la Consap ha chiesto l’aumento dell’aliquota al 4% e adesso la palla passa al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è chiamato a decidere quanto prima. Ricordiamo che sono dieci anni che l’aliquota è ferma al 2,5%.

Se il MEF dovesse dare il via libera all’aumento dal 2,5 al 4% nel 2019, il rincaro per ogni assicurato risulterebbe di proporzioni variabili. Chi paga un premio medio annuo RC auto di circa 500 euro, come in Lombardia o Piemonte, vedrebbe aumentarsi l’importo di 8 euro, più o meno. Una cifra tutto sommato accettabile. Ma per chi sborsa 1000 euro, come in alcune province della Campania, l’aggravio sarebbe di 35 euro. Decisamente meno tollerabile.

Intanto le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra e annunciano importanti azioni di protesta qualora dovesse passare l’aumento dell’aliquota. In particolare la Rete Consumatori Italia-Assoutenti chiede di non scaricare ulteriori costi su coloro che hanno l’unica colpa di pagare l’assicurazione regolarmente, introducendo invece misure più severe per i furbetti, a cominciare dalla confisca della targa del veicolo.

Articolo tratto a Facile.it

 

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Chi risponde per i danni da investimento di fauna selvatica?

Nel percorrere con il proprio veicolo una strada statale, provinciale o comunale, può capitare di investire un animale selvatico che si è immesso improvvisamente sulla carreggiata o che, vittima di un investimento, giace sulla strada. Può anche capitare che per evitarlo si urti un’altra vettura, oppure si esca fuori strada.

 

In situazioni come queste si ha diritto a chiedere il risarcimento?
E a chi?
La risposta alla prima domanda è facile, in quanto chi rimane vittima di un fatto illecito, nel caso specifico un incidente per colpa di un animale selvatico, ha diritto al risarcimento.
La seconda domanda invece richiede una risposta più articolata.

Per individuare l’ente responsabile, la giurisprudenza ha specificato che “la Regione è responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c. per i danni provocati da animali selvatici a persone o cose, il cui risarcimento non sia previsto da norme specifiche ed anche in caso di delega di funzioni amministrative alle

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province […]” (Cass. Civ. n. 3384/2015). Infatti, anche se la legge 698/1977 considera la fauna selvatica patrimonio dello Stato, è altrettanto vero che l’art. 9 della legge 157/92 attribuisce alle Regioni le funzioni di programmazione e coordinamento in materia faunistica, nonché quelle di controllo e
protezione delle specie selvatiche. Le Regioni hanno inoltre il compito di adottare tutte le misure di competenza per evitare che la fauna selvatica provochi danni a cose o persone.
Come chiarito dalla Cassazione, la Pubblica Amministrazione ricopre una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che le impone la c.d. “responsabilità oggettiva”, che scatta anche se questa non ha alcuna colpa per l’evento. È escluso solo il caso in cui l’automobilista sia a sua volta colpevole del mancato rispetto delle regole di prudenza (Cass. sent. n. 11785/17).
Tuttavia, un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. ord. n. 12944/15) stabilisce che la Regione può delegare alla Provincia il compito di gestire la fauna selvatica; e in tal caso a
risarcire sarà quest’ultima. Sarà dunque necessario valutare caso per caso la legislazione regionale in vigore e verificare quali poteri la Regione abbia delegato alle Province o agli
Enti Locali e se, a sua volta, l’ente delegato sia stato ragionevolmente messo in condizione di adempiere ai compiti affidatigli.

Una recente sentenza della Cassazione, invece, (sent. n. 22345/17) in merito ad un sinistro causato dall’impatto con un animale di grossa taglia in cui la domanda di risarcimento dell’automobilista si era incentrata sulla soluzione di continuità esistente tra le barriere laterali, aveva riconosciuto responsabile l’ente proprietario della strada, in ossequio al principio per cui, in tal caso, la responsabilità non può essere imputata all’ente che ha la custodia di animali selvatici, che di norma appartiene alle Regioni in base all’art. 2043 c.c.,. La sentenza di riferimento afferma, dunque, non competere agli enti responsabili per la custodia degli animali il “dover curare l’installazione di reti, fossi e guard-rail ai bordi delle strade, essendo tale obbligo proprio dell’ente proprietario
delle strade”. Compete pertanto all’ente proprietario di una strada rispondere dei danni recati all’automobilista qualora le caratteristiche dei luoghi in cui è avvenuto il sinistro
stradale gli impongano particolari cautele.
Per tutelare la circolazione, l’ente titolare della strada ha l’obbligo di garantire la sicurezza della viabilità a margine delle zone frequentate dalla selvaggina. Pertanto, dovrà predisporre idonea segnaletica in tutti quei tratti in cui sia possibile l’attraversamento di fauna selvatica o adottare adeguate tecniche di contenimento della selvaggina. In mancanza di tali precauzioni (ad esempio se tale segnaletica non viene posizionata), l’automobilista che abbia subito un danno da investimento di un animale selvatico, potrà chiedere il risarcimento all’ente competente.

Affinché la richiesta di risarcimento possa trovare accoglimento, il soggetto danneggiato deve dimostrare (ai sensi dell’articolo ex art. 2043 del Codice Civile) non solo l’esistenza
del danno, ma anche che il danno è derivato dall’investimento dell’animale selvatico e l’assenza della segnaleticao delle barriere di contenimento. Un’altra sentenza
della Cassazione (Cass. sent. n. 9276/14) afferma che per il risarcimento dei danni conseguenti ad incidenti stradali da animali selvatici è necessaria “l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”. Nessuna richiesta di risarcimento può quindi spettare se non emergono prove dell’addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili all’ente pubblico competente.

Per completare il quadro, nel caso in cui l’animale che abbia provocato l’incidente sia un animale domestico, la responsabilità ricade senza dubbio sul proprietario, in base al disposto all’art. 2052 del Codice civile, secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse in custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”, con l’obbligo di provvedere al risarcimento dei danni da quest’ultimo eventualmente prodotti.
In caso di animali selvatici, invece, non è configurabile una posizione di custodia o di vigilanza dell’ente pubblico e dunque non opera nessuna presunzione di colpa. •

Articolo tratto da ARAG digital News