Incidente stradale: come evitare di anticipare le spese di riparazione dell’auto.

In caso di incidente stradale, grazie agli strumenti della Delega al Pagamento e della Cessione del Credito, il danneggiato ha la possibilità di non anticipare al carrozziere o al meccanico le somme dovute per la riparazione.

Con l’accordo di delega al pagamento o di cessione del credito, la cura del sinistro passa direttamente in capo alla carrozzeria, che conseguirà il pagamento delle sue spettanze direttamente dalla compagnia di assicurazione chiamata a pagare.
Il danneggiato non potrà più chiedere alcun risarcimento all’assicurazione, né promuovere alcuna azione legale nei confronti di quest’ultima.
Ciò accade perché vi è una variazione delle posizioni creditizie.
In pratica il soggetto che può rivendicare il risarcimento del danno non sarà più il proprietario dell’autovettura danneggiata, bensì la carrozzeria cui il veicolo è stato consegnato per la riparazione.

Ma ci sono delle differenze fra i due strumenti?corso-gratuito-verniciatore-carrozzeria[1]
Con la delega al pagamento il danneggiato autorizza la compagnia assicurativa a liquidare il danno direttamente al carrozziere.
Quest’ultimo non diventa creditore, ma subentra in una posizione già concordata limitandosi all’incasso dell’importo definito senza poter eccepire nient’altro. In altre parole, il danneggiato autorizza l’assicurazione a pagare nelle mani del riparatore, il quale assume la veste di mero delegato a ricevere delle somme. Insomma, è un modo per semplificare i passaggi di denaro. La delega di pagamento è utilizzata prevalentemente nel caso di affidamento del veicolo a carrozzerie convenzionate o fiduciarie della compagnia assicurativa chiamata a pagare.

Infatti, in base ad accordi ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), diverse polizze prevedono che in caso di sinistro stradale il mezzo debba essere riparato
da carrozzerie convenzionate sulla base di tariffe standard già pattuite con l’assicurazione stessa.

Diversa funzione ha invece la cessione del credito.
In questo caso vi è una sostituzione del soggetto legittimato a richiedere i danni.
In pratica, il danneggiato sottoscrive un atto con il quale cede il credito che egli vanta nei confronti della compagnia assicurativa, in ragione dell’incidente stradale in cui ha subito
danni materiali al veicolo.
In questi casi la carrozzeria diventa il titolare della pratica e procede direttamente alla richiesta danni, assumendosi, se lo riterrà opportuno, l’eventuale rischio della liquidazione, dato che all’atto della cessione del credito non è ancora possibile prevedere se e quanto l’assicurazione pagherà.
Il rischio può essere trasferito sia in modo condizionato all’effettivo recupero del credito (cessione pro solvendo)
che totalmente (cessione pro soluto) a seconda dell’accordo che si va a perfezionare.

Sottoscrivendo una cessione pro solvendo, il cedente garantisce sia l’esistenza che la solvibilità del credito e risponde dell’eventuale inadempienza del debitore. Nel caso in cui l’assicurazione non paghi, la carrozzeria avrà la possibilità di richiedere al proprietario del veicolo il risarcimento per il parziale o mancato pagamento da parte dell’assicurazione.
È questo il modello di gran lunga più applicato.

Viceversa, la cessione pro soluto prevede l’accollo totale del rischio in capo al riparatore, per il quale ci potrà essere anche un eventuale mancato risarcimento, dato che il cedente non garantisce l’adempimento del debitore, ma solo l’esistenza del credito.
Si deve rimarcare che in entrambi i casi il cedente deve garantire il nomen verum, cioè l’esistenza del credito, con la conseguenza che l’eventuale diniego del debitore per inesistenza del debito (si vedano i numerosi casi di diniego di responsabilità totale o parziale) graverà sul cedente.
Entrambi gli accordi possono essere sottoscritti senza il consenso della compagnia assicurativa che però deve per legge essere avvertita, tramite notifica, della stipula del contratto.

Nel caso di istruttoria già in corso, è consigliato provvedere tempestivamente alla notifica, in modo da evitare che l’assicurazione liquidi il danno al danneggiato e non al riparatore, nel frattempo divenuto titolare di un diritto all’incasso.

In conclusione, il vantaggio derivante dal ricor7784_20140325171154[1]so a questi istituti, se effettuato correttamente e con la dovuta attenzione, è quello di assegnare al riparatore sia gli oneri di riparazione che di gestione del sinistro, in una ottica di evidente semplificazione.

Va da sé che anche ricorrendo a questi strumenti bisogna prima verificare che ci siano tutti i presupposti risarcitori (chiarezza nelle attribuzioni di responsabilità e nella quantificazione del danno – esistenza del credito), poiché in caso di contestazioni sulla responsabilità del sinistro e sulla quantificazione dei danni il carrozziere potrebbe rivendicare direttamente dal danneggiato il pagamento della fattura.

Infatti, non va trascurato che il riparatore non è un operatore del diritto e che il suo compito è limitato alle consultazioni con il perito estimatore e alla notifica della cessione di credito unitamente alla fattura di riparazione. Egli non è chiamato alla soluzione di questioni di diritto, né potrebbe farlo, in ordine a responsabilità, contestazioni sulla quantificazione del danno, antieconomicità della riparazione ecc., tutte situazioni
in cui l’ausilio di un legale diventa imprescindibile.

Fonte ARAG

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Chi risponde per i danni da investimento di fauna selvatica?

Nel percorrere con il proprio veicolo una strada statale, provinciale o comunale, può capitare di investire un animale selvatico che si è immesso improvvisamente sulla carreggiata o che, vittima di un investimento, giace sulla strada. Può anche capitare che per evitarlo si urti un’altra vettura, oppure si esca fuori strada.

 

In situazioni come queste si ha diritto a chiedere il risarcimento?
E a chi?
La risposta alla prima domanda è facile, in quanto chi rimane vittima di un fatto illecito, nel caso specifico un incidente per colpa di un animale selvatico, ha diritto al risarcimento.
La seconda domanda invece richiede una risposta più articolata.

Per individuare l’ente responsabile, la giurisprudenza ha specificato che “la Regione è responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c. per i danni provocati da animali selvatici a persone o cose, il cui risarcimento non sia previsto da norme specifiche ed anche in caso di delega di funzioni amministrative alle

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province […]” (Cass. Civ. n. 3384/2015). Infatti, anche se la legge 698/1977 considera la fauna selvatica patrimonio dello Stato, è altrettanto vero che l’art. 9 della legge 157/92 attribuisce alle Regioni le funzioni di programmazione e coordinamento in materia faunistica, nonché quelle di controllo e
protezione delle specie selvatiche. Le Regioni hanno inoltre il compito di adottare tutte le misure di competenza per evitare che la fauna selvatica provochi danni a cose o persone.
Come chiarito dalla Cassazione, la Pubblica Amministrazione ricopre una posizione di garanzia nei confronti degli utenti della strada che le impone la c.d. “responsabilità oggettiva”, che scatta anche se questa non ha alcuna colpa per l’evento. È escluso solo il caso in cui l’automobilista sia a sua volta colpevole del mancato rispetto delle regole di prudenza (Cass. sent. n. 11785/17).
Tuttavia, un’altra pronuncia della Cassazione (Cass. ord. n. 12944/15) stabilisce che la Regione può delegare alla Provincia il compito di gestire la fauna selvatica; e in tal caso a
risarcire sarà quest’ultima. Sarà dunque necessario valutare caso per caso la legislazione regionale in vigore e verificare quali poteri la Regione abbia delegato alle Province o agli
Enti Locali e se, a sua volta, l’ente delegato sia stato ragionevolmente messo in condizione di adempiere ai compiti affidatigli.

Una recente sentenza della Cassazione, invece, (sent. n. 22345/17) in merito ad un sinistro causato dall’impatto con un animale di grossa taglia in cui la domanda di risarcimento dell’automobilista si era incentrata sulla soluzione di continuità esistente tra le barriere laterali, aveva riconosciuto responsabile l’ente proprietario della strada, in ossequio al principio per cui, in tal caso, la responsabilità non può essere imputata all’ente che ha la custodia di animali selvatici, che di norma appartiene alle Regioni in base all’art. 2043 c.c.,. La sentenza di riferimento afferma, dunque, non competere agli enti responsabili per la custodia degli animali il “dover curare l’installazione di reti, fossi e guard-rail ai bordi delle strade, essendo tale obbligo proprio dell’ente proprietario
delle strade”. Compete pertanto all’ente proprietario di una strada rispondere dei danni recati all’automobilista qualora le caratteristiche dei luoghi in cui è avvenuto il sinistro
stradale gli impongano particolari cautele.
Per tutelare la circolazione, l’ente titolare della strada ha l’obbligo di garantire la sicurezza della viabilità a margine delle zone frequentate dalla selvaggina. Pertanto, dovrà predisporre idonea segnaletica in tutti quei tratti in cui sia possibile l’attraversamento di fauna selvatica o adottare adeguate tecniche di contenimento della selvaggina. In mancanza di tali precauzioni (ad esempio se tale segnaletica non viene posizionata), l’automobilista che abbia subito un danno da investimento di un animale selvatico, potrà chiedere il risarcimento all’ente competente.

Affinché la richiesta di risarcimento possa trovare accoglimento, il soggetto danneggiato deve dimostrare (ai sensi dell’articolo ex art. 2043 del Codice Civile) non solo l’esistenza
del danno, ma anche che il danno è derivato dall’investimento dell’animale selvatico e l’assenza della segnaleticao delle barriere di contenimento. Un’altra sentenza
della Cassazione (Cass. sent. n. 9276/14) afferma che per il risarcimento dei danni conseguenti ad incidenti stradali da animali selvatici è necessaria “l’individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico”. Nessuna richiesta di risarcimento può quindi spettare se non emergono prove dell’addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili all’ente pubblico competente.

Per completare il quadro, nel caso in cui l’animale che abbia provocato l’incidente sia un animale domestico, la responsabilità ricade senza dubbio sul proprietario, in base al disposto all’art. 2052 del Codice civile, secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo che lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse in custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”, con l’obbligo di provvedere al risarcimento dei danni da quest’ultimo eventualmente prodotti.
In caso di animali selvatici, invece, non è configurabile una posizione di custodia o di vigilanza dell’ente pubblico e dunque non opera nessuna presunzione di colpa. •

Articolo tratto da ARAG digital News